A fare i conti in tasca a Mountain
View è Spencer Wang, analista di CreditSuisse.
YouTube è indiscutibilmente la piattaforma
su cui converge il flusso più imponente
di contenuti postati dagli utenti, sta diventando
il punto di riferimento per i fornitori di contenuti
tradizionali. Il punto di forza è la
sua base di utenza, il potenziale di visibilità
che può offrire a coloro che postano
video: Wang prende in considerazione dati ComScore,
che attribuiscono a YouTube il 44 per cento
del traffico generato dagli utenti statunitensi,
e dati Nielsen, che piazzano il portalone in
testa alla classifica con una fetta di traffico
pari al 58 per cento di quello che i netizen
dedicano alla fruizione di video online. YouTube
è capace di accaparrarsi l'attenzione
dei cittadini della rete staccando di distanze
abissali la concorrenza, YouTube è capace
di innescare il circolo virtuoso per cui le
platee attraggono contenuti che a loro volta
fidelizzano fruitori e ne attraggono di nuovi.
Il flusso di utenti è costante, costante
è l'upload di contenuti amatoriali
e di contenuti generati dall'industria. Gli
accordi si moltiplicano: a fronte di rimozioni
di materiale rese necessarie dal fallimento
di negoziazioni con le collecting society
nel Regno Unito e in Germania, sono sempre
più numerosi gli attori interessati
a ritagliarsi una finestra sul portalone.
La scorsa settimana Mountain View ha firmato
con Disney, le negoziazioni con colossi della
musica come Universal volti a dare vita a
progetti collaterali sarebbero in fase avanzata.
YouTube è terreno di sperimentazione
e promozione anche per MGM e CBS: l'una con
film, l'altra con materiale tagliato su misura
per la tv, cercano una collocazione e una
fonte di rendita per prodotti ormai spremuti
su altri canali tradizionali. Le indiscrezioni
nell'aria da tempo sono inoltre tornate a
rimbalzare in rete: YouTube sarebbe nel pieno
di una trattativa con Sony Pictures. L'accordo
potrebbe sfociare nell'acquisizione di diritti
per mettere a disposizione film completi su
YouTube, prodotti supportati dalla pubblicità
da somministrare alle platee di cittadini
della rete.
Ma YouTube non riesce a monetizzare il circolo
virtuoso: l'analista di CreditSuisse stima
che le entrate di YouTube nel 2009 cresceranno
del 20 per cento. Un aumento dovuto all'arsenale
pubblicitario brandito dalla piattaforma:
risultati sponsorizzati e clip sponsorizzate,
consigli per gli acquisti e tecnologie per
far fruttare lo sharing selvaggio garantiranno
a YouTube 240,9 milioni di dollari. Le uscite,
per contro, si possono calcolare in 711,3
milioni di dollari. Denaro indispensabile
per sostenere un'infrastruttura che nel 2009
si prevede partecipata da 375 milioni di visitatori
unici: garantire la banda necessaria costerebbe
circa un milione di dollari al giorno, il
51 per cento delle spese sarebbe da attribuire
alle esigenze tecniche della piattaforma.
Denaro indispensabile per garantire ai netizen
contenuti per cui è necessario acquisire
le licenze dai detentori dei diritti, il 36
per cento delle uscite. Le perdite sono stimabili
in 470,6 milioni di dollari.
Non si vende abbastanza pubblicità,
chiosa Wand: YouTube riesce a far fruttare
meno del tre per cento delle pagine che potrebbero
ospitare advertising. La ragione non è
imputabile solo alla contrazione del mercato
pubblicitario: YouTube dovrebbe fare di più.
La ricetta di Wang? Moltiplicare le partnership,
convincere i partner che anche lo sharing
di contenuti protetti può veicolare
messaggi pubblicitari e garantire visibilità,
stimolare gli utenti diffidenti a cliccare
di più.
Gaia Bottà