Sunnyvale (USA) - Yahoo intende
impegnarsi nella lotta al crimine online e
si rivolge alla comunità internazionale:
"Servono leggi efficaci e condivise da
tutti i paesi", ha dichiarato il direttore
europeo Robin Pembrooke in un intervento su
News.com, "per combattere la proliferazione
del crimine su Internet".
Il rivale numero uno di Google
pretende l'impegno dei legislatori di tutto
il mondo affinché venga definito una
criterio globalmente valido di un'azione illegale
su Internet. In particolare, i vertici di
Yahoo desiderano "chiarezza legislativa"
laddove sia necessario un giudizio sulla legalità
dei contenuti pubblicati online.
"Non è realistico
sperare in un codice di leggi globalmente
accettato", ha sottolineato Pembroke,
"tuttavia possiamo trovare un giusto
compromesso per uniformare il parere dei vari
stati su questioni come pedopornografia e
truffe online". Il processo di legittimazione
della lotta al cybercrime deve procedere di
pari passo con "la nascita di codici
d'autoregolamentazione da parte delle grandi
aziende", conclude Pembrooke.
Interpol ha accolto e rilanciato
immediatamente l'appello. Tuttavia, l'organismo
internazionale ha voluto esorcizzare il rischio
di un eccesso normativo. La complessità
della situazione, secondo Bernhard Otupal,
direttore dell'intelligence telematica di
Interpol, merita un'attenta riflessione da
parte dell'industria e dei governi: "C'è
effettivamente il bisogno di un codice legislativo
internazionale su Internet e sull'uso delle
tecnologie digitali", dice Otupal.
Yahoo ha inoltre sollevato il
problema della censura online, che negli scorsi
mesi ha travolto l'azienda californiana, accusata
di collaborare con la Repubblica Popolare
Cinese nella cattura di dissidenti politici.
Il commento di Pembrooke su questo argomento
è quantomai ambiguo: "Gli utenti
esigono comunque il rispetto della propria
privacy e della propria libertà d'espressione,
perciò è fondamentale trovare
un giusto equilibrio tra le richieste dei
governi e quelle dell'utenza".
A ridosso delle sue dichiarazioni,
in Cina è riesploso il caso Shi Tao,
il giornalista condannato a 10 anni di reclusione
grazie all'aiuto di Yahoo. La famiglia Shi
ha infatti ipotizzato di denunciare l'azienda
presso un tribunale di Hong Kong: "Vogliamo
portare Yahoo di fronte ai giudici",
ha dichiarato l'avvocato ingaggiato dai parenti
di Tao, "perché siamo convinti
che sia il responsabile della cattura del
giornalista".
Tommaso Lombardi
Fonte: Punto-informatico.it
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