L'egemonia degli USA su Internet
era impossibile da mantenere, e già nel
2006 il direttore della CIA Michael V. Hayden
aveva testimoniato davanti al Senato la necessità
di sfruttare il vantaggio che ancora esisteva
rispetto agli altri paesi. Un vantaggio costituito
dalle infrastrutture di routing da proteggere
e spremere sino al singolo bit come d'altronde
è stato diligentemente fatto nel corso
degli anni, ad esempio nell'ambito del noto
programma di sorveglianza globale legalizzato
dal controverso salvacondotto emanato da George
W. Bush.
Quel vantaggio ora, salvacondotto e coinvolgimento
di AT&T a parte, non esiste più:
il NY Times riporta che il routing del traffico
di Internet "filtrato" dai network
statunitensi è passato dal 70% di 10
anni fa al 25% di oggi. Da questo punto di
vista l'egemonia degli States in rete è
nei fatti scomparsa già da tempo, e
il passaggio di testimone dei 220 milioni
di utenti cinesi (contro i 217 americani)
fatto registrare a marzo scorso è un
dato poco più che simbolico.
La perdita di importanza della superpotenza
nell'ambito dell'economia di rete mondiale
ha e continuerà ad avere pesanti ripercussioni
in ogni ambito, avvertono gli esperti: gli
Stati Uniti sono e saranno sempre più
deboli, da un punto di vista economico, militare
e di intelligence. A parlare di conseguenze
e debolezza sono naturalmente quelle stesse
agenzie di intelligence, ma c'è chi
come Vint Cerf osserva la questione da un
punto di vista molto diverso. "Immaginare
che Internet fosse rimasta confinata agli
Stati Uniti, come era una volta? Non sarebbe
stata utile", dice Cerf, Internet evangelist
di Google e co-inventore del protocollo TCP/IP,
grammatica della rete per il numero inusitato
di comunicazioni in viaggio ogni giorno su
rame, fibra e onde elettromagnetiche.
Gli Stati Uniti si sono indeboliti perché
debole è stata la spinta agli investimenti
da parte dei provider, secondo l'opinione
di ricercatori come K.C. Claffy, in forze
all'organizzazione Cooperative Association
for Internet Data Analysis di San Diego. Nell'ambito
della crescita esponenziale delle infrastrutture
globali molti player sono cresciuti, in India,
in Cina, in Giappone: dovunque ma non negli
USA, dove il business dei cavi in fibra ottica
non è mai esploso come altrove.
A riprova della marginalità americana
nella Internet globale, i numeri che provengono
da Pechino 2008 parlano chiaro: il broadcaster
cinese CCTV.com ha stracciato ad agosto la
concorrenza internazionale, totalizzando 100
milioni di contatti e sei milioni di visitatori
unici al giorno, contro i 4,7 di Yahoo! e
i 4,3 di NBC che trasmetteva l'evento negli
States.
Alfonso Maruccia