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Il web abbandona gli Stati Uniti
Roma - Internet? Non è più affare dei soli Stati Uniti d'America: nata concettualmente alla fine degli anni 60 nei Lincoln Lab del MIT, Arpanet e la generazione successiva di network di comunicazione globale è diventata esattamente quello che volevano i suoi ideatori, vale a dire una risorsa distribuita in tutto il mondo senza un punto di controllo centralizzato. Ad abbandonare gli States è la maggioranza del traffico scambiato quotidianamente su Internet, che fa sempre meno affidamento sulle infrastrutture di là dell'Atlantico per compiere il proprio giro intorno al globo.
L'egemonia degli USA su Internet era impossibile da mantenere, e già nel 2006 il direttore della CIA Michael V. Hayden aveva testimoniato davanti al Senato la necessità di sfruttare il vantaggio che ancora esisteva rispetto agli altri paesi. Un vantaggio costituito dalle infrastrutture di routing da proteggere e spremere sino al singolo bit come d'altronde è stato diligentemente fatto nel corso degli anni, ad esempio nell'ambito del noto programma di sorveglianza globale legalizzato dal controverso salvacondotto emanato da George W. Bush.

Quel vantaggio ora, salvacondotto e coinvolgimento di AT&T a parte, non esiste più: il NY Times riporta che il routing del traffico di Internet "filtrato" dai network statunitensi è passato dal 70% di 10 anni fa al 25% di oggi. Da questo punto di vista l'egemonia degli States in rete è nei fatti scomparsa già da tempo, e il passaggio di testimone dei 220 milioni di utenti cinesi (contro i 217 americani) fatto registrare a marzo scorso è un dato poco più che simbolico.

La perdita di importanza della superpotenza nell'ambito dell'economia di rete mondiale ha e continuerà ad avere pesanti ripercussioni in ogni ambito, avvertono gli esperti: gli Stati Uniti sono e saranno sempre più deboli, da un punto di vista economico, militare e di intelligence. A parlare di conseguenze e debolezza sono naturalmente quelle stesse agenzie di intelligence, ma c'è chi come Vint Cerf osserva la questione da un punto di vista molto diverso. "Immaginare che Internet fosse rimasta confinata agli Stati Uniti, come era una volta? Non sarebbe stata utile", dice Cerf, Internet evangelist di Google e co-inventore del protocollo TCP/IP, grammatica della rete per il numero inusitato di comunicazioni in viaggio ogni giorno su rame, fibra e onde elettromagnetiche.

Gli Stati Uniti si sono indeboliti perché debole è stata la spinta agli investimenti da parte dei provider, secondo l'opinione di ricercatori come K.C. Claffy, in forze all'organizzazione Cooperative Association for Internet Data Analysis di San Diego. Nell'ambito della crescita esponenziale delle infrastrutture globali molti player sono cresciuti, in India, in Cina, in Giappone: dovunque ma non negli USA, dove il business dei cavi in fibra ottica non è mai esploso come altrove.

A riprova della marginalità americana nella Internet globale, i numeri che provengono da Pechino 2008 parlano chiaro: il broadcaster cinese CCTV.com ha stracciato ad agosto la concorrenza internazionale, totalizzando 100 milioni di contatti e sei milioni di visitatori unici al giorno, contro i 4,7 di Yahoo! e i 4,3 di NBC che trasmetteva l'evento negli States.

Alfonso Maruccia

Fonte originale: Punto-informatico.it

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