Roma - Lo dice McAfee nel suo
Global Threat Report: un numero sempre maggiore
di virus writer condivide il codice del proprio
malware con altri virus writer e adotta sistemi
di produzione collaborativa presi in prestito
dal modello open source.
Secondo McAfee si tratta di
una tendenza che si è consolidata nel
corso degli ultimi 18 mesi. Gli esperti della
società di sicurezza ritengono che
il modello di distribuzione del codice che
ha dato all'intero mondo open source opportunità
di sviluppo senza pari, sta rivelandosi una
nuova arma in mano a cracker e virus writer
senza scrupoli.
"Si potrebbe dire - ha
sostenuto a ZDNet il consulente di McAfee,
Greg Day - che la metodologia open source
consente loro di costruire attacchi di migliore
qualità. La novità di oggi è
lo sviluppo di gruppo".
Di per sé la "scoperta"
di McAfee è tutt'altro che una novità:
da anni i writer scambiano codici e molti
sono i siti chiusi nel tempo perché
accusati di distribuire sistemi di sviluppo
di malware del più diverso tipo. Ma
ora, spiegano gli autori del rapporto, la
questione ha assunto proporzioni epidemiche,
dando un vantaggio e una rapidità notevole
agli autori di trojan. Sarebbe anche nell'uso
del modello partecipativo tipico dello sviluppo
open source il motivo dell'aumento esponenziale
dei cavalli di troia in circolazione in rete,
diffusi spesso via email ma ancora più
spesso da siti malevoli o da file distribuiti
nei modi più diversi.
Nel rapporto si fa l'esempio
della famiglia di malware Agobot, i cui sviluppatori
hanno usato la versione open source di CVS
(Concurrent Versions Systems), un ambiente
che consente di gestire grosse quantità
di file e di modifiche via via apportate.
Le preoccupazioni sono tante,
evidentemente, dato il ruolo centrale assunto
dai trojan in molte diverse attività
nel controllo da remoto dei PC infetti, usati
come zombie per partecipare ad attacchi distribuiti
DDoS contro obiettivi diversi su Internet,
o come nodi sparaspam e via peggiorando.
McAfee, che produce software
di sicurezza proprietari, nel presentare le
sue scoperte ha messo le mani avanti per schivare
facili polemiche. Dave Marcus, uno dei boss
dei labs di McAfee, ha dichiarato a PC World
di non voler in alcun modo mettere sotto accusa
il modello open source quanto, semmai, rendere
nota l'estensione del problema. "Riteniamo
che i prodotti open siano ottimi. Non sono
mai stati qualcosa dello stesso livello dei
nostri, ma abbiamo sempre sostenuto con forza
gli antivirus open source".
Ma le polemiche sono inevitabili:
c'è chi vede nella presentazione della
questione di McAfee un attacco al cosiddetto
full disclosure, la pratica di certi esperti
di sicurezza di rendere pubblici i codici
degli exploit contro vulnerabilità
e debolezze di sistemi informatici per spingere
i responsabili di quei prodotti o ambienti
a "metterli al sicuro". In questo
modo, osserva qualcuno, si mette a disposizione
dei virus writer un bagaglio di conoscenza
informatica che può rivelarsi per loro
un grosso vantaggio.
"Non stiamo prendendo di
mira il movimento open source - sottolinea
Marcus - ma stiamo parlando del modello di
full disclosure e di come, nei fatti, avvantaggi
lo sviluppo di malware". Una posizione
destinata a suscitare forti polemiche nella
comunità della sicurezza, dove molti
vedono nella diffusione della conoscenza l'unica
vera arma per la ricerca e la realizzazione
di ambienti digitali più sicuri.
Quasi a voler confermare le
tesi di McAfee, in questi giorni Websense
ha annunciato di aver rilevato una sempre
maggiore diffusione di un trojan realizzato
con quel Web Attacker Kit che consente la
"realizzazione rapida" di malware
particolarmente insidioso. Si tratta di un
trojan che prende spunto dalla celebre testata
del calciatore Zinedine Zidane nella finale
dei recenti Mondiali di Calcio.
Sfruttando l'enorme interesse
che si è sviluppato in rete sul gesto
di Zidane, i creatori del malware hanno messo
in rete un sito che sembra quello della FIFA,
organizzatrice dell'evento calcistico. Sulla
home page propone una news approfondita sul
colpo dato da Zidane al giocatore italiano
Materazzi. In realtà, accedendo ad
una qualsiasi di quelle pagine con un sistema
Windows non adeguatamente protetto, il sito
scarica sul PC un downloader, ossia un trojan
capace di recepire ulteriori istruzioni da
remoto dai suoi creatori. Sebbene il sito
ospitato su server americani sia stato con
ogni probabilità già chiuso
mentre esce questo articolo, gli esperti temono
che possano essere moltissimi gli utenti infettati.
Fonte: Punto-informatico.it
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