Roma - Secondo l'ultima indagine
condotta dalla Stanford University School
of Medicine, l'americano medio inizierebbe
a mostrare i primi segni di dipendenza da
Web. Una sorta di "addiction" -
come la chiamano gli psicologi - che non solo
trasforma il rapporto con la Rete in un legame
morboso, ma che induce gli utenti anche alla
vergogna. Su un campione statistico di 2581
utenti il 12,5% avrebbe ammesso di non poter
stare lontano dal Web per più di qualche
giorno. Il 9%, inoltre, avrebbe confermato
di vergognarsi di questa debolezza.
I ricercatori sono convinti
che i dati rilevati dimostrino quanto sia
diventato "problematico l'utilizzo di
Internet" per una rilevante porzione
della popolazione. "Spesso ci concentriamo
su quanto sia meraviglioso questo mezzo, e
come la sua efficienza semplifichi le nostre
vite. Ma dovremmo iniziare anche a valutare
gli effetti collaterali che provoca su alcune
persone", ha dichiarato Elias Aboujaoude,
autore dell'indagine.
Il report completo, non a caso,
sarà pubblicato nell'edizione di ottobre
di CNS Spectrums - The International Journal
of Neuropsychiatric Medicine. Analizzando
in dettaglio il report si scopre che tra il
68,9% degli utenti che ne "fanno un uso
quotidiano", il 13,7% non resiste all'off-line
per più di due o tre giorni.
Il 12,4% ha dato la sensazione
di non riuscire a controllare questo impulso,
ammettendo di navigare online più del
dovuto. Il 12% vorrebbe smettere o comunque
diminuire il dosaggio.
Per l'8,2% sembra essere diventata
una vera e propria patologia, dato che utilizza
il Web per sfuggire dai problemi e dalla depressione.
Il 5,9% ha ammesso che questo stile di vita
virtuale ha persino minato i rapporti con
le persone amate. "Non credo che siamo
di fronte ad un disordine mentale clinico
ma è certo che bisogna continuare a
tenere sotto osservazione la questione",
ha aggiunto Aboujaoude.
Il report della Stanford University,
peraltro, non fa che confermare una tendenza.
Già nel 2000 la National Council on
Sexual Addiction and Compulsivity (NCSAC)
si era concentrata sugli effetti del cybersex.
Nel 2005 gli australiani erano stati i primi
a parlare di sistematica dipendenza da Web.
Lo scorso luglio, poi, è stata inaugurata
la prima clinica olandese per hard core gamer.
Dopo il sesso compulsivo da
Web e quello da videogioco, ecco quindi quello
da surfing. Un "dramma" che secondo
lo studio di Aboujaoude potrebbe affliggere
addirittura il 5-10% dell'intera comunità
online statunitense. "Abbiamo rilevato
- ha aggiunto Aboujaoude - anche conseguenze
fisiche. Insonnia, occhi arrossati, sindrome
da tunnel carpale, lesioni alle mani e alle
dita. Insomma, una condizione di salute al
di sotto della norma". Riconoscere a
prima vista gli zombie da web non dovrebbe
essere quindi così difficile.
Dario d'Elia
Fonte: Punto-informatico.it
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