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Android Market, questo il nome
del sistema, permetterà agli utenti di
accedere alle appliance direttamente dagli smartphone,
di scaricarle (eventualmente acquistare) e installarle
senza ulteriori passaggi intermedi. Gli sviluppatori,
d'altro canto, avranno la possibilità
di distribuire i frutti del proprio lavoro con
altrettanta facilità, dovendo affrontare
i "tre semplici passaggi" della registrazione
come venditori, l'upload dei contenuti e relativa
descrizione e la pubblicazione.
Il sistema "fa leva sull'esperienza
di Google nelle infrastrutture, la ricerca e
la rilevanza nel connettere gli utenti con i
contenuti creati dagli sviluppatori", scrive
il G-man Eric Chu sul blog di Android. Volutamente
definito come un "mercato", o bazar,
più che uno store a là Apple,
Android Market verrà ospitato sui capaci
server di Mountain View e metterà a disposizione
degli utenti (venditori e acquirenti) un sistema
di feedback e rating non dissimile da quello
già presente su YouTube.
Il confronto con l'App store per
iPhone è particolarmente significativo
poiché, al contrario di quest'ultimo,
Android Market (esattamente come YouTube) promette
di non scremare in anticipo i contenuti ma di
lasciare totale libertà di publishing
e download ai netizen e ai professionisti del
codice. E proprio come con YouTube una simile
libertà di azione non dà garanzie
sulla qualità o l'affidabilità
media degli applicativi distribuiti.
Google è comunque fiduciosa,
e parla di servizi aggiuntivi per i venditori
come le statistiche per i download e strumenti
specifici per la promozione delle appliance.
Appliance che, almeno nella prima fase di beta
di Android Market, saranno gratuite per l'utente
finale, in prospettiva di offrire un vero e
proprio marketplace di e-commerce per gli smartphone
compatibili.
Il compito di fornire software
di qualità al marketplace in via di apertura
spetterà ai partecipanti del contest
Android Developer Challenge che, dopo l'annuncio
dei 50 finalisti di maggio scorso, arriva ora
alla sua prima fase conclusiva con la premiazione
dei primi venti vincitori, metà dei quali
ha ricevuto in premio 275mila dollari e l'altra
metà 100mila.
Tra le 20 migliori appliance che
faranno parte della prima tornata di software
in vendita su Android Market spiccano servizi
quali cab4me, con cui la ricerca e persino la
chiamata di un taxi in zona diventa un'operazione
semplice come premere un tasto; Ecorio, per
tenere sotto controllo la produzione individuale
di anidride carbonica in perfetta ottica di
ecosostenibilità; Life360, il social
networking di prossimità del Googlefonino.
E ancora, mappe interattive e partecipative
per turisti (Beetaun), sistemi di identificazione
biometrica (BioWallet), player di musica in
streaming (Diggin), misuratori di performance
degli autoveicoli (Dyno), social networking
avanzato (PebbleBox), eccetera eccetera.
E per quanto riguarda il googlefonino
vero e proprio, Engadget è riuscita a
mettere le lenti su quello che dovrebbe essere
uno dei primi smartphone basati su Android a
raggiungere il mercato: marchiato T-Mobile,
il dispositivo mette in mostra una versione
semi-definitiva dell'OS basato su Linux, con
tanto di dashboard, visualizzatore di immagini
e browser web. Foto sfuocate e "rubate"
in anticipo sui tempi, ma che contribuiscono
ad alimentare l'hype che il nuovo protagonista
di peso del mercato mobile da tempo porta con
sé.
Alfonso Maruccia
Fonte originale: Punto-informatico.it
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