Roma - Scuole come set cinematografici.
Studenti come attori e registi. Ma non si
tratta di cinema-verità, né
di neorealismo, ma di bullismo nelle scuole
immortalato da videofonini, fenomeno di fastidiosa
attualità, che è ben lontano
anche dalle commedie cult come i film di Pierino-Alvaro
Vitali girati da Mariano Laurenti o Marino
Girolami, e che sta generando un allarme generalizzato,
che dagli insegnati ai dirigenti scolastici,
arriva fino ai più alti livelli delle
istituzioni.
Gli episodi che si sono verificati
negli ultimi tempi pongono nell'occhio del
ciclone uno dei presunti colpevoli: il telefono
cellulare. "C'è da chiedersi -
evidenzia il ministro dell'Istruzione Fioroni
- perché la gravità del fenomeno
a cui stiamo assistendo, il diffondersi del
bullismo, è sempre connesso alla ripresa
e alla messa in circolo". L'indice di
Fioroni è puntato in primis sull'offerta
televisiva: "La politica del solo bollino
o del reality porta i nostri ragazzi a subire
una serie costante di immagini che non contribuiscono
né a istruirli né a formarli
né ad educarli ma alimentano la sensazione
di essere protagonisti a qualunque costo se
si appare". La TV, secondo il ministro,
scatena nei giovani la smania di essere attori
e registi, anche quando non c'è nessuna
trama da animare, e lo strumento per diventarlo
è il videofonino.
E il più accessibile
mezzo di diffusione è la Rete, o meglio
Internet: "Nel nostro Paese - prosegue
il ministro - non esiste responsabilità
per coloro che mettono in rete qualsiasi immagine
o contenuto sul Web o internet. Io ritengo
invece che dobbiamo apportare modifiche alla
normativa perché l'immissione nella
rete di immagini e contenuti possono provocare
danni alla formazione dei nostri ragazzi (...)
Per questa ragione ritengo che si debbano
vietare e sanzionare queste immissioni".
Video di bravate, episodi violenti
e contenuti sessuali autoprodotti sono infatti
oggetto di scambio, via mail, MMS e tramite
Internet. Il Ministro, in merito al rapporto
tra bullismo giovanile e telefonia mobile
dichiara: "Credo che i nostri ragazzi
a scuola debbono essere attenti e responsabili
delle azioni che compiono (...) Mi preoccupa
l'uso del cellulare. Molti direttori generali
si sono già orientati, nell'ora di
lezione non si gioca né si telefona"
prosegue il ministro, accennando a provvedimenti
che, a rigore di logica, nell'ordine naturale
delle cose, dovrebbero essere superflui.
In Veneto, ad esempio, il cellulare
è stato bandito dalle aule. Carmela
Palumbo, dirigente dell'Ufficio scolastico
regionale, afferma infatti: "A scuola
i telefonini non servono a nulla, sono una
distrazione inutile, un intralcio al sereno
svolgimento delle lezioni che favorisce il
calo dell'attenzione e della concentrazione".
E aggiunge che il cellulare, non raramente,
"può concorrere all'adozione di
atti di bullismo, da riprendere e memorizzare,
come purtroppo è già accaduto.
Perciò - conclude - vanno lasciati
fuori dalle classi". Il riferimento è
ad un recente episodio in cui in un istituto
della provincia di Padova è stato girato
un video nel quale un insegnante di italiano
veniva offeso e mortificato da un "branco"
di studenti.
Anche la Lombardia non è
esente dalle riprese dei (niente affatto)
candid cameraphone: a Como, in seguito ad
alcuni episodi analoghi, tira aria di sospensione
(e non di ribalta cinematografica) per quindici
studenti del liceo scientifico Giovio, protagonisti
di alcuni video ai limiti (o poco oltre) dell'osceno,
mentre a Sondrio i Carabinieri hanno denunciato
quattro studenti che hanno tentato di incendiare
una biblioteca scolastica.
Nei "canali" preferiti
dai ragazzi per diffondere questi "contenuti",
fra cui non mancano anche scene decisamente
più pesanti e vietate ai minori, ci
sono piattaforme di social broadcasting/networking
come il celeberrimo YouTube, che ospita una
quantità considerevole di video, girati
consapevolmente o "rubati" alle
spalle di ignari protagonisti, accessibili
senza alcuna protezione. Cosa che secondo
le autorità ha generato un allargamento
del pubblico di potenziali spettatori e un
aumento del numero di nuovi aspiranti micro-cineasti.
Ma videofonino, YouTube e TV rappresenterebbero
solo il veicolo di ben più grave problema
educativo: la pensa così il giudice
di Milano che ha disposto il sequestro cautelare
della casa e dei beni di proprietà
delle famiglie di alcuni ragazzi colpevoli
di episodi di bullismo. Un sequestro giudiziario
finalizzato ad un eventuale risarcimento civile
ma provocato, secondo il magistrato, da una
lacuna educativa familiare che renderebbe
colpevoli i genitori per "culpa in educando".
L'auspicio - si legge tra le
righe delle dichiarazioni - è che i
vari provvedimenti adottati contribuiscano
a limitare e ridimensionare le proporzioni
del fenomeno, facendo abbandonare ad aule
e palestre il loro nuovo ruolo pruriginosamente
scenografico, per riconquistare una funzione
formativa.
Dario Bonacina
Fonte: Punto-informatico.it
Questo articolo, come tutti i contenuti di Punto
Informatico (salvo diverse indicazioni) sono
pubblicati secondo la licenza di utilizzo
di Creative
Commons
inpagina
|
Software motori di ricerca - Guadagnare
Online
Affari-web.it
non si assume alcuna responsabilità circa i contenuti dei link
segnalati. Le foto inserite in alcune pagine sono state tratte liberamente
dal web (non si specificava alcun diritto) e chiunque ne detenga i diritti
può contattarci per la rimozione. Tutti i marchi citati appartengono
ai loro proprietari.
|