L'obiettivo di SNCP, che in
seguito all'investimento controllerà
una quota maggioritaria di SCO, è di
accelerare la riorganizzazione dell'azienda
per riportarla quanto prima a generare profitti
nel settore dei prodotti e servizi per UNIX.
Ma queste non saranno le uniche voci di bilancio
a beneficiare dell'investimento: con i dindi
appena incassati SCO dice anche di voler portare
le cause legali in corso "alla loro piena
conclusione".
E così, nonostante gli
insuccessi collezionati fino ad oggi, SCO
non sembra affatto intenzionata a rinunciare
alle battaglie legali in corso contro IBM,
Novell e Red Hat.
La guerra legale contro IBM e Linux non ha
mai preso la piega sperata da SCO, ma per
l'azienda di Lindon la batosta più
grande è arrivata la scorsa estate,
quando il giudice distrettuale Dale A. Kimball
ha sentenziato che è Novell, e non
SCO, a possedere i copyright su UNIX e UnixWare.
Se SCO non ricorrerà in appello, una
seconda udienza dovrà ora stabilire
l'entità delle royalty che quest'ultima
deve a Novell per i contratti di licenza di
UNIX venduti in passato a Microsoft e Sun.
La decisione del giudice Kimball
potrebbe rivelarsi di cruciale importanza
anche per le altre cause relative a Linux,
incluse quelle con IBM e Red Hat: la questione
copyright è uno dei pilastri portanti
del castello accusatorio di SCO.
SNCP sembra avere molta fiducia
nel business plan preparato per SCO, e nelle
potenzialità di questa azienda di tornare
a generare utili da UNIX.
"Noi vediamo in SCO e nella
sua vasta gamma di prodotti e servizi una
formidabile opportunità d'investimento,
opportunità legate ad esempio alle
molte innovazioni che sono già pronte
o lo saranno presto e che attendono solo di
essere introdotte sul mercato", ha affermato
Stephen Norris, managing partner di SNCP.
Nonostante queste dichiarazioni,
molti analisti si domandano quali siano i
reali scopi del venture capitalist Norris:
riesumare il business di SCO legato a UNIX
o scommettere ancora sulla carta - o forse
sarebbe meglio dire sulla slot machine - dei
contenziosi legali? Quest'ultima ipotesi sembra
però parzialmente smentita da uno dei
paletti contenuti nell'accordo tra SCO e SNCP:
le immediate dimissioni dell'attuale CEO di
SCO, Darl McBride, principale fautore di quella
recente strategia aziendale che ha finito
per allontanare SCO dal suo storico core business
legato a UNIX.
Lo scorso novembre SCO aveva
già tentato di entrare in accordi con
un'altra società di investimenti, York
Capital, ma le trattative non andarono a buon
fine. BayStar Capital fu la prima, nel lontano
2003, a foraggiare SCO, ma l'anno successivo
ritirò il proprio finanziamento: una
decisione che portò le due società
ai ferri corti.
Fonte originale: Punto-informatico.it
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