Roma - Samsung, il celebre gigante
asiatico dell'elettronica di consumo, ha recentemente
subìto un assalto informatico: alcuni
file ospitati sul sito ufficiale dell'azienda
sono stati infettati con malware pericoloso.
Lo hanno affermato gli esperti di Websense,
che hanno già informato i responsabili
di Samsung affinché i file in questione
vengano rimossi. Secondo i ricercatori, i
soliti ignoti sono riusciti a penetrare nel
sito e trasformarne alcune parti in un vero
e proprio centro di diffusione per un trojan
particolarmente insidioso.
"Gli utenti rischiano di
scaricare il trojan", si legge sul sito
di Websense, "e di mettere a repentaglio
i propri conti in banca". Il trojan in
questione utilizza tecniche di key-logging
per immagazzinare i dati digitati dagli utenti
dei computer infettati: in questo modo, gli
autori del malware potrebbero entrare in possesso
d'eventuali codici d'accesso a conti bancari
personali o servizi di corrispondenza elettronica.
Fortunatamente, sottolineano
i tecnici di Websense, il trojan deve essere
scaricato ed installato: sebbene i file a
rischio siano raggiungibili direttamente sul
sito di Samsung, bisogna che gli utenti vi
vengano instradati da link diffusi via e-mail
o attraverso messaggistica istantanea. Si
tratta di una tecnica particolarmente utilizzata
nei casi di phishing, le truffe telematiche
ai danni degli utenti di servizi bancari online.
Nessuna sezione del sito Samsung, infatti,
permette di scaricare il trojan: né
in modo automatico, grazie all'impiego di
particolari script, né attraverso un
collegamento ipertestuale pubblicato tra le
pagine ufficiali.
Ciò che ha destato più
sorpresa tra gli osservatori, come ha sottolineato
il direttore di Symantec Security Response
David Cole, è l'apparente cambio di
tattica adottato dai phisher in modo da diffondere
la propria minaccia. Solitamente i phisher
più accorti diffondono malware grazie
a siti dall'aspetto ufficiale, veri e propri
specchietti per le allodole usati per indurre
i visitatori a "fidarsi" dei download
offerti. Questa volta, invece, i phisher sembrano
essersi spinti oltre, arrivando a sfruttare
il nome e l'attendibilità di una grande
azienda.
Fonte: Punto-informatico.it
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