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Nel paese dove l'e-voting esiste
da tempo, lo scorso 9 luglio, apprende Punto
Informatico da alcuni docenti brasiliani che
si occupano della cosa, il Senato (nella foto)
ha approvato con modifiche la proposta di legge
numero 89, un progetto nato alla Camera addirittura
nel 2003, che in sostanza determina quali siano
i comportamenti da considerarsi reati e quale
debba essere la punizione. Alla cosa ha accennato
proprio in questi giorni Global Voices, ma la
vera novità è la cancellazione
dalla proposta di una misura che prevedeva la
registrazione coatta dei blogger, una procedura
che come ben sanno i lettori di Punto Informatico
è da tempo una ipotesi accarezzata da
molti in Italia.
Secondo i promotori, la legge
metterà all'angolo cracker, disseminatori
di virus e pedopornografi, istituendo pene specifiche
anche contro l'incursione in computer altrui,
in archivi pubblici e in reti di computer. Propositi
importanti ma è difficile credere che
basti una legge per spazzar via il crimine informatico.
Ad ogni modo pene specifiche sono anche previste
per chi trasferisce o prende possesso di informazioni
contenute in computer o sistemi palesemente
protetti, ad esempio dietro password di accesso.
Presi di mira anche il phishing e, più
in generale, tutte le attività che mirano
ad impossessarsi dei dati di accesso a servizi
finanziari e commerciali o dei dati di carte
di credito. Sono poi considerati reati la falsificazione
elettronica di documenti pubblici, e più
in generale la manipolazione di dati e documenti
particolari ed istituzionali.
Tra le misure più controverse
c'è l'adozione di una policy di data
retention: ai provider viene chiesto di mantenere
i log dei dati di traffico, che saranno a disposizione
delle forze dell'ordine in caso di necessità.
Allo stesso modo gli operatori Internet, che
molto si sono fatti sentire in questi anni per
evitare troppe forzature al loro ruolo di intermediari,
saranno tenuti a comunicare segretamente alle
autorità di pubblica sicurezza qualsiasi
reato in cui dovessero imbattersi. I log dovranno
contenere tutti i dati, dall'IP all'orario di
accesso e via dicendo.
A scatenare le ire dei difensori
della privacy è il fatto che la data
retention impegni i provider a mantenere gli
archivi di quei dati per tre anni, un tempo
considerato lunghissimo. La differenza rispetto
ad altri ordinamenti, però, è
che a quelle informazioni si potrà accedere
esclusivamente dietro mandato del giudice.
Andando più nello specifico
delle pene, la legge prevede fino a tre anni
di carcere e multe per chi accede ad una rete
informatica protetta. Medesime sanzioni anche
per chi diffonde dati di cui non dovrebbe disporre:
in questo caso le fonti specificano a Punto
Informatico che la legge stessa è esplicita
nel chiarire come non si tratti di file musicali,
mp3 o film, ma più specificamente di
documenti riservati di cui ci si è appropriati
illegalmente.
L'accesso ad un account con dati
di registrazione non propri potrà portare
in galera fino a due anni, mentre rischiano
fino a tre anni di carcere i virus writer, con
possibile aggravio della pena di altri quattro
anni qualora il virus eventualmente diffuso
abbia compiuto gravi danni. Ulteriori aggravanti
sono previste se il computer o comunque il sistema
aggredito in qualsiasi modo sia militare.
Tra le novità di interesse
il fatto che, come già accaduto in Italia,
alle sanzioni contro chi si macchia di violenze
pedofile si aggiungano ora anche i reati del
possesso di immagini pedopornografiche e della
loro diffusione. In questo caso si parla di
sanzioni fino a sei anni di carcere con aggravanti
a seconda delle modalità di distribuzione
delle immagini, l'eventuale scopo di lucro e
via dicendo.
Ancora devono essere definite,
spiegano le fonti a Punto Informatico, le condizioni
di manutenzione degli archivi dei dati degli
utenti da parte dei provider. Sebbene non sia
previsto l'obbligo di conservare anche l'elenco
dei siti visitati, nel caso in cui scatti una
indagine l'ISP è tenuto a mettere a disposizione
del magistrato dal momento della notifica ufficiale
in poi qualsiasi informazione relativa all'utente.
Che i provider collaborino è invece assicurato
dalle multe: fino a 40mila euro di sanzione
nel caso in cui i dati non siano stati registrati.
Piacciano o meno queste normative,
la sensazione è che ci si trovi dinanzi
ad una legge destinata a toccare quasi integralmente
tutti i nodi critici del cyber-crimine, nodi
che in altre legislazioni, come quella italiana,
sono invece sparpagliati tra Codice penale,
sentenze ed altre fonti di diritto, al punto
che spesso non sono chiari i confini dell'illecito.
Se fino ad oggi il Brasile ha dovuto stiracchiare
le proprie leggi per affrontare le novità
della Società dell'informazione presto
le cose potrebbero cambiare: a breve la proposta
approvata dal Senato tornerà alla Camera
dove si prevede una rapida approvazione. Le
fonti spiegano infatti a Punto Informatico che
il nuovo testo è stato presentato dal
relatore della commissione di Scienza, Tecnologia,
Innovazione, Comunicazione e Informatica Eduardo
Azeredo e che ha collaborato al cambiamento
della proposta anche il senatore Aloizio Mercadante
e che quindi si tratta di una proposta bipartisan.
Fonte originale: Punto-informatico.it
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