Roma - Sarà la Regione
Lazio la prima in Italia a dar corpo al progetto
eCitizen, un ambizioso insieme di iniziative
che punta dritto al cuore del digital divide
nella speranza di farlo a pezzi. La novità
rispetto ad altri progetti già messi
in campo in passato è il tentativo
di "catturare" quella parte della
popolazione che le nuove tecnologie proprio
non sanno cosa siano. Non è un caso
che il progetto, che gode della collaborazione
di enti e associazioni tra cui l'ENEA e il
CNIPA, che ne curerà la parte informatica,
si muova sulla strada disegnata dalla direttiva
europea nota come i2010: è la direttiva
con cui la UE ha cercato di dare una "scossa"
al Vecchio Continente sul fronte della cittadinanza
digitale.
Punto Informatico ha scambiato
quattro chiacchiere sul progettone con Silvia
Costa, assessore all'Istruzione della Regione.
Punto Informatico: Ma serve
davvero persino nel Lazio un progetto come
eCitizen? Non c'è già un florilegio
di corsi, patenti, concorsi e cotillon per
chi vuole capire cosa siano queste nuove tecnologie
di cui tutti parlano?
Silvia Costa: Abbiamo verificato che con i
corsi e le patenti informatiche non si risolve
totalmente il problema del digital divide,
perché da queste iniziative rimangono
esclusi i soggetti non coinvolti nei percorsi
scolastici oppure appartenenti a diversi livelli
di occupazione, dunque operando solo in questo
modo non facciamo che allargare la forbice
anziché restringerla.
PI: Cioè si danno sempre
più strumenti a chi comunque in qualche
modo sarebbe coinvolto nella (r)evolution
tecnologica?
SC: Basti pensare che abbiamo posto particolare
attenzione sugli immigrati, i non occupati,
le donne e gli svantaggiati in senso lato
oltre che gli anziani, promuovendo una rete
per l'insegnamento a queste categorie territorialmente
diffusa.
PI: Capisco, però avrete
bisogno di un supporto, appunto, sul territorio...
SC: Abbiamo trovato ben 59 scuole che hanno
accettato di fare da base per la formazione,
alle quali si aggiungono anche la piazza telematica
di Roma Tre e l'università popolare
con le sue sedi e le sue realtà formative.
PI: Questo spiegamento di forze
quanta gente riuscirà effettivamente
a coinvolgere?
SC: I cittadini coinvolti all'inizio dovrebbero
essere circa 1200 con più di cento
percorsi formativi. La priorità appunto
è data agli over 45, alle donne e agli
immigrati per centrare al meglio il target
ed alzare il livello medio di conoscenza sui
servizi e le informazioni della rete (dall'email
all'egovernment, all'inps, alla partecipazione
a forum e discussioni fino alle telefonate
in VoIP e alla ricezione online delle bollette).
Insomma ci mettiamo nei panni del cittadino
medio al quale ormai si chiedono competenze
abbastanza elevate di cittadinanza telematica
ma che spesso non ha nessuno che gliele insegni.
PI: Saranno corsi gratuiti allora?
SC: Sì, saranno gratuiti. Si faranno
a gruppi di 12 partecipanti, con 5 facilitatori
e 1 docente per un totale di 45 ore per corso
e 60.000 ore totali.
PI: Ma è davvero una
novità? Perché si dice che il
Lazio è oggi la prima e unica regione
ad adottare questo genere di programma?
SC: Questo è un po' un falso mito.
Ci sono molte belle esperienze da valorizzare
che avvengono nelle scuole. Per esempio da
noi prima di questa ve ne erano anche altre
fatte con la "città digitale"
a Roma, e poi in tutto il Lazio ci sono buoni
progetti portati avanti spesso attraverso
i nostri bandi per corsi di informatica.
PI: Qualcosa già c'è
insomma...
SC: Non è che non ci sia nulla ma quello
che ci interessava era cominciare ad individuare
una rete, destinata ad arricchirsi, fatta
di scuole, centri territoriali permanenti
e non profit. Occorre programmazione.
PI: È come mettere un
ombrello organizzativo alle molte forme della
lotta al digital divide...
SC: All'inizio del secolo scorso eravamo una
nazione con un altissimo grado di analfabetismo
e per alfabetizzare il paese fu necessaria
una campagna organizzata, finanziata dallo
Stato. Credo che oggi regioni e governo debbano
fare lo stesso contro l'analfabetismo digitale.
Possiamo considerare questa come la seconda
grande campagna di alfabetizzazione del nostro
paese, e come la prima va fatta in modo programmato,
d'intesa anche con gli enti locali, sfruttando
fondi regionali e fondi europei.
PI: La sensazione tra gli addetti
ai lavori nella Pubblica Amministrazione è
che la PA faccia molto per portare in rete
servizi e, in fondo, facilitazioni per il
cittadino ma di questo o si parla troppo poco
o se ne parla in termini generici. Come stanno
le cose? Qual è il presente della PA
online per il cittadino?
SC: Ci si può iscrivere o fare certificati
online, la riforma che stiamo facendo vede
l'accreditamento anche tramite firma digitale
considerata al pari di un documento cartaceo,
oppure si possono fare delle preiscrizioni
alla scuola, si può accedere all'anagrafe
o ad informazioni importanti sul calendario
scolastico.
I servizi online ci sono ma non sono utilizzati
perché manca la conoscenza.
PI: L'assalto al digital divide
è prima di tutto un problema di conoscenza
ed eCitizen tenta di colmarlo, ma rimane un
forte gap nell'accesso alle tecnologie, basti
pensare alle infrastrutture di rete. Cosa
intende fare a questo proposito?
SC: Rispetto a questo ci vuole un secondo
step. Posso dire che noi comunque abbiamo
utilizzato per le scuole 10 milioni di euro
provenienti dall'Unione Europea ed era la
prima volta che venivano usati fondi europei
per le scuole. L'obiettivo sono stati i 90
istituti professionali che ci competono direttamente,
abbiamo fatto un bando per dotare tutti questi
istituti di infrastrutture tecnologiche, laboratori
e reti informatiche oltre all'hardware e al
software. Oltre a questo, sempre per le scuole
abbiamo completato la rete secondo il piano
nazionale e ora dobbiamo ricevere i dati dalla
regione per vedere cosa manca da fare e poi
lo faremo. In agenda abbiamo anche un lavoro
sulle famiglie, anche se non sarebbe di stretta
competenza di questo assessorato.
a cura di Gabriele Niola
Fonte: Punto-informatico.it
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