Grazie all'acquisizione avvenuta
lo scorso anno di Strategic Data Corporation
da parte di Fox Interactive (l'azienda che fa
riferimento al magnate australiano Rupert Murdoch
e che controlla anche MySpace), il sistema di
advertising sviluppato dal social network sfrutta
un potente motore di profilazione degli iscritti:
invece che basarsi - come accade sul sito del
concorrente Facebook - sugli interessi dichiarati,
provvede a identificare e catalogare l'attività
effettivamente svolta dai navigatori sul sito.
Cosa hanno cliccato, chi hanno visitato, cosa
hanno apprezzato e cosa no.
Basandosi quindi sui reali gusti e sulle
reali passioni dei netizen, MySpace si dice
in grado di riuscire ad indirizzare il messaggio
promozionale a chi fosse davvero interessato:
non solo per quanto attiene all'argomento
trattato, ma anche per la località.
Si può infatti, oltre a scegliere un
argomento, come una disciplina sportiva o
un genere musicale, anche individuare la provenienza
dei potenziali acquirenti: attraverso l'interfaccia
del programma, inoltre, è possibile
conoscere in tempo reale di quanti individui
è composto esattamente il target indicato.
MySpace non fa mistero di aver ideato l'intera
formula di MyAds modellandola sulle esigenze
dei piccoli inserzionisti: il budget per una
campagna può essere fissato nel range
compreso tra 25 e 10mila dollari (poco meno
di 20 e un po' più di 7mila euro),
con pagamenti basati sugli effettivi clic
ricevuti da un banner e non sulle impression.
L'unico formato consentito è l'annuncio
grafico (niente testo), realizzabile con un
apposito tool in flash direttamente online
o caricato dall'utente: le dimensioni consentite
sono 300x250 pixel o 728x90. Al momento, gli
iscritti del programma avrebbero già
superato le 3.500 entità.
Secondo MySpace, grazie a MyAds dovrebbe
essere possibile per gli inserzionisti raggiungere
oltre mille diverse categorie di pubblico,
continuamente aggiornate per tenere conto
del mutamento dei gusti degli iscritti al
social network. Un modello che per il CEO
Chris DeWolfe non potrà che rivelarsi
vincente: "La grande differenza di MySpace
è che noi ci siamo sempre concentrati
nella costruzione di un vero business. Gli
altri social network là fuori in certi
casi pensano di più a come vendere
la propria azienda, oppure semplicemente a
offrire nuove funzionalità".
Il riferimento, neppure troppo velato, è
al principale concorrente di MySpace: Facebook.
Il cui CEO e fondatore, Mark Zuckerberg, in
una recente intervista ha dichiarato senza
mezze misure che "La crescita viene prima
del profitto": un principio che MySpace
evidentemente non crede si debba applicare
a tutti i social network, e che anzi punta
a ribaltare per dimostrare che da questo tipo
di attività è possibile trarre
un guadagno consistente.
La mossa di DeWolfe arriva tuttavia in un
momento difficile, anche per la raccolta pubblicitaria
online. I quotidiani cartacei, sbarcati in
forze sul web per tentare di trovare una via
di uscita ad una situazione della raccolta
pubblicitaria tradizionale fattasi problematica,
in questi mesi stanno affrontando una situazione
complessa sotto il profilo economico anche
in Rete: a cavarsela meglio sono ovviamente
i pesci grossi, che anzi sostengono di avere
tra le mani numeri in crescita, tanto da stare
pensando anche loro alla creazione di un proprio
network pubblicitario con cui guadagnare maggiori
spazi di manovra.
Se questo momento di difficoltà servirà,
come sostiene qualcuno, a rilanciare le ambizioni
delle più solide e agguerrite startup
in circolazione è ancora presto per
dirlo. Di sicuro, la creazione di uno strumento
di monetizzazione per una grossa community
come MySpace è un segnale importante
per tutto il web: certo, però, ci vorrà
del tempo per capire se questo si trasformerà
in quello che TechChrunch definisce il "momento
Google" di MySpace. Chi d'altronde avrebbe
mai pensato, prima della nascita di AdSense,
che un motore di ricerca potesse trasformarsi
in un business colossale?
Luca Annunziata