Roma - Sono passati quasi tre
anni da quando il decreto 196 del 30 giugno
2003 è stato emanato. Per chi ha la
memoria corta diciamo che si tratta del famoso
"Codice sulla privacy"; ovvero quella
normativa che avrebbe dovuto regolamentare
la detenzione dei database degli utenti da
parte delle aziende.
Mi chiamo Stefano e faccio
parte di una piccola società d'informatica
che, tra le altre cose, ha aiutato chi ha
cercato di adeguarsi alla normativa. Nell'ultimo
anno mi sono imbattuto nelle situazioni più
diverse e ammetto di essere veramente demoralizzato.
In particolare vorrei attirare la vostra attenzione
su alcune conseguenze che, l'errata o approssimativa
lettura della legge, ha creato.
L'informativa-spam
Moltissime aziende hanno iniziato a inviare
a tutti i loro clienti e fornitori lettere
d'informativa, da restituire firmate per l'accettazione
del trattamento dati. In realtà il
consenso scritto non è necessario per
i normali dati atti a finalità commerciali.
Ma poi qualcuno inizia a pensare che se lo
fanno anche le banche un motivo c'è,
e anche lui inizia. Spedisce altri fax, magari
sostituendo l'intestazione della banca con
la sua, poi manda le risposte, ma intanto
ne arrivano ancora, e ancora, e ancora...
La foresta dei post-it
Provate a dire vostri dipendenti che la loro
password-nome-del-gatto non va bene perché
deve contenere tutta la tabella ASCII e dopo
una settimana scoprirete che, appesi a tutti
i monitor dell'azienda, sono comparsi misteriosi
post-it. Ma non era forse più semplice
cambiare ogni mese il nome al gatto?
La busta infernale
È stata messa nella cassaforte ignifuga
con tutte le password, ma alle 9.20 l'impiegato
A ha dimenticato la sua vecchia pass; apri
la cassetta, apri la busta, trova la pass,
risigilla la busta, richiudi la cassetta.
Alle 10.20 arriva il tecnico che deve far
manutenzione al server; apri la cassetta,
la busta etc... Alle 12.10 c'è chi
va in pausa pranzo lasciando aperto sul desktop
un documento che serviva al capo; apri la
cassetta... Alle 14 torna a chiedere la pass
il tecnico che ha riavviato il server, alle
14.20 parte uno screensaver sul PC di A dove
sta lavorando B perchè nel suo ufficio
stanno imbiancando etc...
Vi assicuro che dopo una settimana la situazione
è: cassetta sempre aperta, fotocopie
del foglio di pass sparse sulla scrivania,
impiegato B che conosce la pass di A, C e
D ma non la sua, busta spedita per errore
alla filiale in Guatemala etc...
Nessuno ha detto a questa gente che esiste
una pass di supervisore?
I vampiri della privacy
Si sono create un sacco di società
che vendono la privacy come software, abbonamenti,
o come fascicoli prestampati di centinaia
di pagine. Molto spesso queste società
non si preoccupano di operare l' "adeguamento"
e quindi lasciano il cliente nella stessa
identica situazione di prima e con in mano
una dichiarazione falsa, perché non
implementata.
La misteriosa lettera d'incarico
Vai nella ditta XYZ a ottimizzare un DB e
chiedi di farti firmare la lettera d'incarico
con aria non curante. Non ottenendo alcuna
risposta, sollevi lo sguardo dal monitor e
noti che il viso del oggi-responsabile-ieri-fattorino
ha assunto la stessa espressione di Sid dell'Era
Glaciale...
Mah, che altro dire... Vi lascio
l'indirizzo della pagina
che ho creato con qualche FAQ sulla privacy
e i relativi riferimenti alla normativa, sperando
che possa servire a chi è ancora in
alto mare.
Stefano Zanola
Nota
Sulla questione del Codice della privacy,
sugli adeguamenti richiesti e sul Documento
programmatico sulla Sicurezza sono disponibili
su Punto Informatico diversi approfondimenti
a questo
indirizzo
Fonte: Punto-informatico.it
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