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Per quanto riguarda la privacy
riteniamo sia assolutamente un'altra cosa mentre
dai commenti si tende a confonderla con l'anonimato
o lo pseudoanonimato. Se comunico con un nikname
preservo la mia privacy ma non sono anonimo
(letteralmente senza nome), diciamo che mi presento
alla comunità con un nome digitale per
il pubblico ma che, in caso di reato, chi è
autorizzato dalla legge può collegare
alla mia persona, quindi sfatiamo una volta
per tutte la favola dell'anonimato in rete come
in questi commenti viene inteso, se volete veramente
essere anonimi usate una darknet e solo allora
avete qualche buona possibilità di essere
anonimi, se sarete accorti.
Fatta chiarezza fra anonimato e privacy, raffrontiamo
i termini anonimato e libertà.
Come ho sostenuto nel mio articolo, l'uno è
per molti versi la negazione dell'altro. Ammettiamo
anche che io voglia rimanere anonimo per "sfizio",
ora posso sostenere una tesi qualsiasi ma se
veramente ci credo sarò costretto a fornire
riferimenti, dovrò confutare le negazioni
della mia tesi al punto che, prima o poi, dovrò
espormi in prima persona, dovrò palesarmi
non fosse altro che per affrontare sul piano
reale il mio interlocutore, per dare il massimo
che mi è possibile di credibilità
a quanto sostengo... a meno che io non tema
ritorsioni, se è questo che temo non
sono più libero, nella discussione c'è
una coercizione nei miei confronti.
Spesso i thread in rete, quando s'infiammano,
finiscono con le offese che riferite ad un nickname
rimangono superficiali e prive di conseguenze
reali e questo grazie alla privacy che il nickname
consente.
Concludendo, l'anonimato serve solo quando
non c'è libertà, diversamente
è uno capriccio. Mi è stato fatto
osservare che nelle moderne democrazie il voto
è segreto, segreto non anonimo e comunque
è sempre per paura di ritorsioni, di
costrizioni, di coercizioni non per libertà,
se fossimo veramente liberi potremmo palesare
apertamente il voto e chiedere conto agli eletti
se lo tradiscono. Con i tempi che corrono è
il male minore secretare il voto ma non è
il massimo della libertà, non viene tenuto
scollegato dalla persona dell'elettore per libertà
ma per paura di compravendite, ritorsioni, imbrogli
ecc. ecc.
Se tutto questo fosse stato chiaro sarei anche
riuscito a spiegare che chiedere a Wikipedia
di prevenire possibili equivoci non è
una richiesta di restringimento della libertà
ma anzi si chiede di rendere alcune aree, sottolineo
alcune aree sensibili più libere da possibili
reati, se questo richiede una verifica preventiva
è solo perché al momento tecnicamente
ci sono poche alternative facilmente praticabili.
Un commentatore ha paragonato Wikipedia a Pasquino
e Pasquinate, non credo sia l'aspirazione dei
gestori della più grande enciclopedia
on line, Wikipedia non vuole, non può
e non deve essere un "muro su cui scrivere
pasquinate". Esiste (almeno) una piattaforma
nata apposta per fungere da Pasquino ed è
WikiLeaks. WikiLeaks va difeso ma, soprattutto,
la sua piattaforma tecnica va sostituita con
qualcosa di simile a quella usata dal Piano
R* di A/I o da Freenet, poiché un semplice
"tweak" ai DNS è inutile.
Qualcosa di simile a Pasquino, ma comunque
rispettoso della legge può esserlo un
blog tenendo presente che anche quello non è
esattamente anonimo ed esente da responsabilità
almeno per chi lo gestisce, tant'è che
esistono i moderatori e la policy e anche qui
devo sottolineare che ci siamo battuti perché
i blog non debbano sottostare alle stesse leggi
della stampa e dell'editoria come è stato
tentato di fare.
Sosteniamo nei confronti dei "politici"
che se vogliono evitare di spingere gli internauti
verso il vero anonimato e le darknet devono
considerare i blog più come libera espressione
individuale nell'ambito dell'articolo 21 della
nostra Costituzione piuttosto che denuncia a
mezzo stampa.
Ringrazio comunque per i commenti e sono a
disposizione anche per ricredermi, nessuna verità
è unica e assoluta. A proposito il mio
non è un nickname e il Partito Pirata
è un'associazione di sviluppo sociale
senza scopo di lucro, da poco editore del mensile
Piratpartiet-Diritti digitali.
Athos Gualazzi
presidente Partito
Pirata
Fonte originale: Punto-informatico.it
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