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Il porno digitale lancia il nuovo cinema
Film da scaricare e masterizzare, da fruire su qualsiasi dispositivo: questo l'asso nella manica di Vivid Entertainment, che induce gli esperti a parlare di rivoluzione. Hollywood temporeggia, prigioniera del DRM

Los Angeles (USA) - L'industria del porno online continua a tracciare nuove rotte ai mercati: l'ennesima conferma che a trainare verso la creazione di nuovi modelli di business web è proprio il settore a luci rosse è arrivata nelle ultime ore. Vivid Entertainment, uno dei colossi dell'hard, venderà DVD completi attraverso la piattaforma CinemaNow. Fin qui niente di eccezionale, tranne per il fatto che i DVD scaricati da CinemaNow saranno masterizzabili e compatibili con qualsiasi lettore DVD. Un passo in avanti decisivo, se si pensa agli sforzi profusi dagli studios di Hollywood per partorire la piattaforma Movielink che, gestita con un nugolo di tecnologie DRM (Digital Rights Management), ancora stenta a trovare quel mercato digitale in cui confida il cinema americano.

Vivid ha infatti compreso quello che secondo molti è il dato più importante, ovvero che gli utenti di film vogliono essere liberi di visionare le pellicole acquistate su qualsiasi dispositivo in loro possesso, e vogliono poter "trasportare" i film da un dispositivo all'altro. Addio quindi a file unicamente compatibili con lettori software, così come a film masterizzabili soltanto su pochi supporti ottici: quelli prelevati da CinemaNow saranno salvati su PC ma riproducibili liberamente sullo schermo televisivo.

Si tratta, secondo tutti gli esperti che si stanno esprimendo in queste ore, di una piccola ma significativa rivoluzione nel mondo del commercio cinematografico. Oggi i DVD acquistati dal web in formato digitale, come quelli in vendita su Lovefilm, possono essere riprodotti soltanto con software specifici e soprattutto solo su piattaforme connesse ad Internet. Ma l'industria pornografica californiana ora accelera e si conferma un early adopter dei nuovi mezzi di distribuzione dei contenuti multimediali, come ha dichiarato Paul Saffo, direttore dell'influente Institute for the Future di Palo Alto, convinto oggi più che mai che l'industria del porno sia più avanti rispetto ad Hollywood ed ai suoi progetti per vendere film su Internet.

L'industria pornografica avrebbe dunque aperto la strada verso la soluzione vincente per la vendita di film via Internet. "È il sacro graal del mercato", dice l'analista Richard Doherty di Envisioneering Group. "Questi filmati venduti online sono pronti per almeno qualche miliardo di piattaforme", dice l'esperto, "e considerando la convenienza della distribuzione telematica, tutto è pronto per la nascita di un nuovo modello di business rivoluzionario". Un apprezzamento condiviso anche da Saffo: "L'industria pornografica è sempre stato l'unico soggetto in grado di decretare fortuna o fallimento d'un mezzo di comunicazione".

Non è certo la prima volta che la pornografia viene indicata come promotore di primo piano nello sviluppo delle nuove tecnologie. Anche il fondatore di Hustler, il leggendario Larry Flynt, ha spesso ricordato che la pornografia è un motore per l'innovazione. Negli anni settanta, nonostante le preoccupazioni espresse da Hollywood, la miliardaria industria cinematografica "parallela" adottò largamente il formato VHS, considerato troppo pericoloso perché facilmente copiabile.

E la storia più recente parla di giganti dell'intrattenimento per adulti nati attorno a innovative piattaforme di streaming quando la banda larga era ancora un'esclusiva di pochi, ed è stata proprio l'industria del porno, prima del peer-to-peer, a spingere la diffusione della banda larga, come hanno rilevato osservatori autorevoli del calibro di Nielsen Netratings. Ed è stato così anche per lo sviluppo di nuovi metodi di pagamento, nuove tecnologie di distribuzione digitale e nuovi modelli di mercato.

Hollywood prenderà ancora una volta esempio dai "colleghi" delle luci rosse? Difficile crederlo: l'associazione americana degli studios, MPAA, continua a sostenere che la diffusione di contenuti digitali liberamente masterizzabili su supporto ottico è un rischio enorme.

Fonte: Punto-informatico.it

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