Roma - C'è la presa d'atto
di un fenomeno in espansione nelle parole
con cui ieri Domenico Vulpiani, direttore
del servizio Polizia Postale, ha introdotto
al crimine informatico gli intervenuti ad
un importante conferenza internazionale organizzata
proprio dai cybercop italiani nella capitale.
La criminalità organizzata sempre più
spesso fa ricorso a tecniche informatiche
del più vario genere per ingannare
e truffare gli utenti, sottraendo loro talvolta
enormi quantità di denaro.
dati snocciolati da Vulpiani
parlano da soli: mettendo insieme tutte le
forme di aggressione informatica, ogni giorno
mediamente nel corso degli ultimi sei mesi
sono stati registrati più di 1.400
diverse tipologie di aggressione. Si tratta
di un numero che, sebbene comprensivo di tutto
ciò che va dal phishing alle intrusioni
non autorizzate, è sintomo di un vero
e proprio boom del cosiddetto cybercrime:
è due volte il livello registrato nei
12 mesi precedenti.
A creare preoccupazione, tra
i molti fattori, la crescita esponenziale
delle botnet, quelle reti di zombie, ovvero
PC manomessi tramite trojan, che vengono regolarmente
usate da cracker senza scrupoli per gli scopi
più diversi: dall'aggressione informatica
a scopo di ricatto contro siti aziendali fino
alla diffusione di spam e soprattutto di phishing,
email pensate per sottrarre dati personali,
password, numeri di carte di credito e altro
ancora. A dare un'idea dell'aumento delle
botnet, ha spiegato Vulpiani, basti pensare
che ogni giorno vengono infettati con cavalli
di troia più di 9mila computer.
Che la preoccupazione degli
esperti della PolPost si spinga in particolar
modo verso il crimine organizzato è
comprensibile se si pensa, come ha spiegato
il direttore centrale della Polizia Alessandro
Pansa, che ad essere colpiti più di
ogni altro "target" in rete sono
i servizi finanziari, dall'internet banking
ai sistemi di e-commerce. Le grosse operazioni
di phishing che causano periodicamente problemi
ad utenti ed istituti sono riconducibili spesso
ad azioni criminali effettuate su larga scala
e con una crescente complessità.
"Gli hacker - ha sottolineato
Vulpiani riferendosi ai cracker - non agiscono
più per danneggiare i siti ma per controllarli
e gestirne i contenuti e le informazioni.
Queste ultime vengono poi vendute sul mercato
e acquistate anche dalla criminalità
tradizionale". L'attività di questi
individui finisce spesso e volentieri per
rappresentare un ponte di collegamento verso
la rete per chi ha finora agito illegalmente
con strumenti più "tradizionali".
Il fenomeno delle truffe online
continua a porsi al centro: oggi la Polizia
Postale sta seguendo la bellezza di 350 indagini
sulle frodi condotte via Internet che, nel
complesso, coinvolgono 30 siti e più
di 600 persone e che hanno portato alla sottrazione
agli utenti meno accorti di somme ingenti,
superiori ai 4 milioni di euro.
Alla Conferenza, organizzata
sotto l'egida del Segretariato generale dell'Interpol,
che rientra nel lavoro del Working Party europeo
sul crimine informatico, Vulpiani ha spiegato
ai delegati di più di 20 paesi come
molte minacce derivino anche dalle falle nel
software commerciale. Il Direttore della PolPost
ha spiegato che nel primo semestre di quest'anno
se ne sono contate 1.896, un dato superato
solo da quello registrato nel lontano 1998.
Nel 2005 le falle sono aumentate del 40 per
cento rispetto all'anno precedente. Ad aggravare
la cosa, per il mondo Internet, il fatto che
buona parte di queste falle, quasi il 70 per
cento, tocchi in modo diretto l'utilizzo del
Web.
In alcuni casi i cracker hanno
"vita facile" nello sfruttare le
falle creando exploit capaci di mettere in
crisi i sistemi che ne sono afflitti. Questo
anche perché chiudere quei bug richiede
mediamente 42 giorni di tempo, più
che sufficienti per organizzare e realizzare
attacchi informatici ed altre attività
illegali.
Contro tutto questo - è
stato detto ieri - si affinano le tecniche
di indagine, anche grazie ad una sempre più
stretta collaborazione e cooperazione tra
gli esperti dei diversi paesi europei, cui
hanno fatto riferimento gli intervenuti. Un
ruolo in questo senso lo svolge proprio il
gruppo di lavoro europeo, nato nel 1990 e
fondato, tra gli altri, anche dall'Italia,
che ha fornito informazioni tecnologiche e
scientifiche di primo rilievo in ambito Interpol.
All'organizzazione internazionale di polizia
aderiscono 184 paesi, nei quali vengono diffusi
materiali di apprendimento, come il Computer
Crime Manual, destinati ai cybercop di tutto
il Mondo.
Un lavoro essenziale, secondo
Pansa, in quanto "la minaccia criminale
nel mondo virtuale non è assimilabile
a quella tradizionale ma assume una connotazione
transnazionale, svincolata dai confini degli
stati o meglio ancora una connotazione immateriale,
svincolata da ogni riferimento territoriale".
"È innegabile - ha concluso -
che la rete sia stata il volano per la diversificazione
dei crimini. In questo contesto, una strategia
efficace di politica criminale deve seguire
un percorso che, sebbene sia stato già
intrapreso a livello nazionale e internazionale,
ha bisogno di aggiustamenti continui e rapidi
che tengano conto del progresso costante della
tecnologia".
Fonte: Punto-informatico.it
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