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A rivelare la nuova tendenza
del phishing d'altura è il SANS Internet
Storm Center: le esche gettate dai phisher sono
richieste di comparizione presso tribunali distrettuali.
Sono missive personalizzate, toccano un argomento
a cui i pezzi grossi delle aziende risultano
sensibili. È un metodo per guadagnare
l'accesso a pingui conti correnti, è
spionaggio industriale.
Le email contengono un link: se i malcapitati
cadono nella trappola, viene loro dispensato
del malware. Seguendo il link, vengono proiettati
su pagine web che hanno le sembianze di quelle
dei tribunali: l'aspetto grafico rassicurante,
l'urgenza della richiesta induce le vittime
a scaricare un sedicente software per visualizzare
dei documenti. Si ritrovano così con
un keylogger installato: monitora quanto avviene
sul computer della vittima e tutto, dalle password
alle informazioni riservate preziose per l'azienda,
viene recapitato al mandante dell'attacco passando
per un nodo localizzato in altri paesi, l'ultimo
in ordine di tempo Singapore.
La provenienza dell'attacco, ritengono le security
company, sembra però localizzata in Cina,
origine di altre operazioni di questo stampo,
condotte anche contro aziende italiane.
Gli esperti di settore hanno denominato il
fenomeno whaling, caccia alla balena. È
una pesca mirata, si insegue un obiettivo specifico,
si punta ai pezzi grossi. Ma non per questo
gli attacchi sono condotti su una scala poco
ampia: le segnalazioni si moltiplicano, al punto
che l'ufficio amministrativo delle Corti statunitensi
ha diramato l'allerta: le vittime sono circa
duemila, gli ami circa 20mila, alcuni dei quali
indirizzati ai vertici di operatori della sicurezza
online.
La truffa, spiegano gli esperti, si regge su
una complessa architettura di social engineering.
La personalizzazione spinta all'estremo, con
tanto di nome e cognome del dirigente e numeri
di telefono dell'azienda, scatena l'ansia della
vittima. L'autorevolezza della fonte e l'urgenza
della richiesta di comparizione mettono in allarme
il dirigente abbassando la soglia di attenzione
che gli avrebbe consentito di individuare i
classici errori su cui scivolano i phisher.
Le email contengono un link ad un improbabile
sito .com, sono costellate da diverse imprecisioni
lessicali e giuridiche. Non ultimo: i tribunali
non comunicano via email, ma si rivolgono ai
legali delle aziende utilizzando canali tradizionali.
Gaia Bottà
Fonte originale: Punto-informatico.it
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