Pechino - Wikipedia è
finalmente accessibile agli utenti cinesi.
Jimmy Wales, l'ideatore dell'enciclopedia
collaborativa, l'aveva promesso: niente compromessi
col governo di Pechino, anche col rischio
d'essere censurati in favore di mediateche
locali estremamente controllate dalle autorità.
Gli utenti possono accedere
liberamente alle pagine di Wikipedia, dopo
un anno di blocco totale imposto dal regime.
Secondo Editor And Publisher, autorevole rivista
americana dedicata all'industria editoriale,
"Pechino bloccava Wikipedia per via di
alcuni articoli riguardo la situazione politica
cinese", con riferimenti espliciti ai
fatti di piazza Tiananmen.
Il coraggio di Wales, che non
è mai voluto scendere a compromessi
con il Partito Comunista Cinese, sembra aver
indebolito il blocco di Wikipedia. "Vedremo
quanto durerà", hanno riferito
i portavoce dell'enciclopedia, "i membri
cinesi della nostra comunità hanno
fatto presente che la messa al bando di una
risorsa come Wikipedia non è stata
soltanto un danno per gli utenti residenti
nella Repubblica Popolare, ma per tutti coloro
che parlano Mandarino e si trovano in ogni
parte del globo".
La maggior parte degli articoli
presenti su Wikipedia sono aperti alla lettura
ed alle modifiche dei visitatori, secondo
le dinamiche dell'enciclopedia partecipativa.
Cory Doctorow del celebre blog BoingBoing
ha comunque registrato che alcuni temi "caldi"
sono ancora inaccessibili: "Le pagine
che parlano di Tiananmen sono ancora accessibili
a singhiozzo", ha scritto Doctorow, "specialmente
se gli utenti cinesi ne volessero la versione
in lingua inglese".
"Ben fatto", commentano
gli osservatori di Slashdot. La volontà
di non piegarsi ai diktat di Pechino ha quindi
apportato piccoli ma significativi cambiamenti
nel livello di libertà d'informazione
di cui gode l'Internet cinese. Wales ha recentemente
dichiarato che presto andrà in Cina
per "incontrare tutti i funzionari del
governo addetti all'informazione", per
cercare d'imprimere ancora più rapidità
al processo di apertura e distensione della
Repubblica Popolare nei confronti dei contenuti
online.
Le grandi aziende occidentali
che operano in Cina, come Google, Yahoo! e
MSN, hanno invece scelto di collaborare con
Pechino per uniformarsi alle normative locali
sul controllo dell'informazione. Una scelta
criticata da associazioni come Amnesty International,
che ha indotto personaggi del calibro di Sergei
Brin, fondatore di Google, a vere e proprie
autocondanne. Dopo la "vittoria"
di Wikipedia il loro imbarazzo sale alle stelle.
Tommaso Lombardi
Fonte: Punto-informatico.it
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