Washington - Non c'è
pace per MySpace, il portale di social networking
di Rupert Murdoch: dopo essere stato additato
come sito frequentato da orchi e malintenzionati
alla caccia di teenager, viene ora a galla
un fenomeno, che forse preoccuperà
meno i genitori ma certo non giova alla reputazione
di quello che vorrebbe essere un luogo di
incontro virtuale ideale, e invece è
la nuova terra di conquista per spammer e
professionisti della reclame ossessivo-compulsiva.
La porta per la nuova invasione
di messaggi-spazzatura passa per piccoli Javascript
pestiferi, grazie ai quali un numero non precisato
di persone è riuscita ad accedere indebitamente
agli account presenti su MySpace, prenderne
il controllo e riempirli di pubblicità.
Ne spiega il funzionamento un
esperto di sicurezza: basandosi sui soli dati
contenuti nei cookie presenti sul PC, lo script
è in grado di catturare le informazioni
del profilo, l'immagine, il nome, e tutti
gli ID di MySpace a cui il sistema tracciato
ha fornito accesso. Inoltre il codice java
offre l'accesso alla URL home.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user,
corrispondente al pannello di controllo utente
del sito, con cui un malintenzionato può
avere pieni privilegi per l'intera durata
di una sessione, vale a dire 6 ore. L'unica
cosa che, a quanto pare, non è possibile
fare è modificare l'indirizzo email
e la password del profilo.
A peggiorare la già grave
vulnerabilità è la stessa infrastruttura
di rete di MySpace che, al contrario di altri
provider quali Google, ospita i cookie di
autenticazione e le pagine degli utenti sullo
stesso dominio: questo approccio fornisce
possibilità aggiuntive per gli utenti
di inserire contenuti attivi sui profili,
ma rende praticamente impossibile combattere
l'azione dei javascript ficcanaso.
Questi, nel mentre, hanno già
cominciato a fare danni: pare che le pagine
riempite di spam siamo arrivate a quota un
milione e mezzo, com'è possibile verificare
con la ricerca di una stringa di testo "identificativa"
tramite Google; in un altro caso sono 145mila,
corrispondenti ad un altro marchio testuale.
Il fenomeno è insomma
arrivato a livelli epidemici, e non stupisce
il fatto che qualcuno abbia trovato il modo
di guadagnarci su: la società StalkerTrack.com
è in procinto di rilasciare un tracker
basato sui javascript suddetti, grazie al
quale sarà possibile scoprire e tracciare
tutti gli spacer che visiteranno un profilo.
Per meglio pubblicizzare il "prodotto",
StalkerTrack ha anche messo online un demo
del tracker. All'appello non manca nemmeno
eBay, sul cui popolare circuito d'aste vengono
già messi in vendita i javascript traccianti.
MySpace, dice The Register,
non ha per ora dato risposta ufficiale al
proliferare dei tracker ruba identità,
e StalkerTrack si è limitato a vendere
il proprio nome con il viral marketing sul
portale. Stando a quanto dichiara una delle
persone coinvolte nelle attività della
società (che dice di avere solo 17
anni), il tracker verrà offerto entro
i prossimi mesi, e già può vantare,
tra le sue dotazioni, decine di migliaia di
dati di login per altrettanti profili.
Ed è proprio grazie a
questi profili che dovrebbe partire la scalata
di StalkerTrack, con un bot che, accedendo
ai profili, invia messaggi-spazzatura a tutti
gli utenti amici. Qualcuno ipotizza che, oltre
ad inviare spam, il sistema potrebbe essere
tranquillamente utilizzato per recapitare
codice malevolo di varia genìa, con
la potenziale esplosione di un'epidemia senza
precedenti, considerando i 100 milioni di
utenti che utilizzano il servizio.
Ma non sono solo lo spam e le
vulnerabilità critiche ad animare la
discussione intorno al social network per
eccellenza: Sentinel Safe, la tecnologia già
citata per bandire da MySpace i criminali
sessuali conclamati dai database federali
degli States, potrebbe ora avere un'arma in
più: è stata proposta al Congresso
una normativa grazie alla quale i rei di crimini
siffatti dovranno rilasciare alle autorità
i propri identificativi di rete (nickname
e email incluse).
MySpace ad ogni modo continua
a non piacere ai genitori: secondo una curiosa
ricerca segnalata da InformationWeek, su un
campione di 1.200 adulti intervistati di recente,
il 31,9% giudica un amico conosciuto in rete
come la peggiore compagnia possibile per la
propria figlia. Il cosiddetto network sociale,
insomma, sarebbe socialmente pericoloso, secondo
gli intervistati, ancor più delle persone
conosciute nei bar (22,3%) o dei Trekker (16,1%),
gli aficionado della saga fantascientifica
Star Trek.
Alfonso Maruccia
Fonte: Punto-informatico.it
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