Roma - Parte in Australia una
nuova campagna di sensibilizzazione che ha
come obiettivo la salvaguardia dei navigatori
minorenni. Helen Coonan, ministro delle comunicazioni
australiano, ha annunciato che verrà
fornito ad ogni genitore un tool gratuito
che, una volta installato sul proprio computer
domestico, consentirà di monitorare
la navigazione della prole, impedendogli l'accesso
a pagine web dai contenuti ritenuti inadatti.
Per portare a termine questo
progetto, denominato Protecting Australian
Families, il governo aussie ha stanziato 120
milioni di dollari australiani che in gran
parte saranno utilizzati per la fornitura
del filtro, del quale non è ancora
stato specificato il nome, mentre il resto
sarà dedicato a rendere i genitori
più consapevoli dei rischi cui possono
andare incontro i propri figli quando sono
su web.
Questi filtri verranno installati
anche nei computer della Biblioteca
Nazionale, in modo da creare un esempio
che, auspica il ministro, venga emulato dalle
altre biblioteche. Una decisione controversa,
che ha suscitato disappunto tra gli utenti
"abituali", i quali si sentono tarpati
nel loro diritto di navigare liberamente.
Buona quindi l'idea di informare
le famiglie a scopo preventivo, non è
altrettanto chiaro invece il motivo per cui
si debbano introdurre i filtri negli accessi
internet delle biblioteche, ma Coonan rassicura:
"Non è un'iniziativa a senso unico,
che non tiene conto della diversità
degli utenti, di certo non vogliamo decidere
noi cosa possono vedere o no, ma dobbiamo
proteggere i nostri bambini".
Una politica che ricorda quella
adottata
ultimamente anche dal Congresso USA, che
ha aumentato la presa nei confronti dei provider,
minacciandoli di pesanti sanzioni nel caso
in cui nei siti da essi ospitati il materiale
classificabile come pornografico non sia adeguatamente
segnalato.
Alcuni deputati statunitensi hanno peraltro
messo in cantiere una legge specifica, che
obbliga i webmaster a segnalare gli eventuali
contenuti over18 attraverso speciali bolli
o disclaimer e prevede in caso di mancata
segnalazione pene che possono arrivare a 20
anni di reclusione.
Tutto qui dunque? No, infatti
l'esecutivo di Canberra sta già facendo
pressioni ai maggiori ISP non solo affinché
forniscano gratuitamente un sistema di filtraggio
per i siti a carattere pornografico, ma che
addirittura ne impediscano l'accesso a monte
a qualsiasi tipo di utente, filtrando i dati
a livello di server.
Giorgio Pontico
Fonte: Punto-informatico.it
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