L'acquisizione si presenta
per certi versi inaspettata: Greenfield era
sul punto di concludere un'acquisizione per
molti aspetti identica all'attuale con il fondo
privato di investimento Quadrangle, che sembrava
essersi aggiudicato il totale delle azioni dell'azienda
statunitense specializzata in marketing e ricerche
di mercato per 60 milioni di dollari in meno
rispetto a quanto pagato da BigM.
Greenfield ha reso noto di aver interrotto
le procedure di vendita al prezzo di una penale
da 5 milioni di euro: un costo tutto sommato
giustificabile, visto la plusvalenza assicuratasi
con l'entrata di Microsoft nella trattativa.
Quest'ultima, tuttavia, ha già fatto
sapere di aver intenzione di scindere in due
parti le attività di Greenfield, e
di aver già individuato un compratore
sicuro per una delle due: si tratta del settore
di ricerche di mercato, che è poi il
core business dell'azienda statunitense e
la sua principale fonte di introiti. Entrambe
le operazioni, acquisizione e cessione del
ramo di impresa, dovrebbero avere luogo entro
la fine dell'anno fiscale in corso.
Si tratta di una mossa dettata senz'altro
da motivazioni strategiche, vista la priorità
di BigM di reperire contenuti giudicati interessanti
da addizionare ai propri nel proprio portale,
ma anche forse dal desiderio di non impegolarsi
in settori che portano in dote complesse questioni
di privacy. Microsoft si dice 10 anni avanti
a Google in questa materia ma, dando ascolto
a un vecchio slogan, a Redmond devono aver
pensato che prevenire è sempre meglio
che curare.
Al compratore misterioso, da molti indicato
in Quadrangle stesso, andrebbe la fetta statunitense
delle attività di Greenfield: apparentemente
la parte più remunerativa oltre che
la più conosciuta. A Microsoft, tuttavia,
resterà un portale tra i più
noti in Europa - territorio dove la sua piattaforma
Live ha sofferto ad affermarsi - in grado
inoltre di fornire in materia di shopping
online un contenuto da contrapporre al noto
e molto apprezzato concorrente Froogle (oggi
Google Product Search) creato da Google.
Ciao.com è nato in Germania ma opera
in molti paesi europei: le sue pagine registrano
oltre 25 milioni di visitatori al mese, grazie
ad un vasto archivio di recensioni di prodotti
che conta oltre 5 milioni di voci realizzate
dai netizen, e un altrettanto vasto parco
di aziende associate che mettono a disposizione
i propri listini per effettuare comparative
di prezzo.
Proprio su questo punto, lo shopping online,
BigM sembra ultimamente concentrare molte
delle proprie attenzioni: a Redmond vedono
probabilmente in questo comparto l'arma per
fare leva sull'apprezzamento dei navigatori,
e dunque sperano di riuscire a catturarne
l'attenzione offrendo all'interno di Live
un nuovo reparto dedicato all'acquisto di
prodotti di consumo al miglior prezzo in circolazione.
Un settore, quello dello shopping, che sembra
aver già offerto dei buoni risultati
in fatto di ritorno dell'investimento pubblicitario,
sebbene quest'ultimo resti argomento dibattuto.
Con questa mossa BigM spera probabilmente
di recuperare un po' del terreno perduto dopo
la fine della trattativa con Yahoo!. Ironicamente,
quest'ultima aveva acquisito nel 2005 un altro
sito europeo con caratteristiche analoghe
a Ciao.com: Kelkoo. Quest'ultimo asset, riferiscono
alcune indiscrezioni, sarebbe ora in vendita
nell'ottica della ristrutturazione promessa
da Yahoo! ai propri azionisti.
Per l'azienda del search di Sunnyvale, comunque,
il grosso dei capitali per tenere in vita
le sue speranze di sopravvivenza dovrebbe
giungere dal ventilato accordo di partnership
pubblicitaria con Google. Un accordo che dovrebbe
garantire 450 milioni di dollari in liquidità
entro la fine del 2009, e che BigG ha fatto
sapere sarà perfezionato entro la fine
di settembre. Salvo antitrust complicazioni.
Luca Annunziata