Roma - La scorsa domenica, mentre
l'America era paralizzata dal Super Bowl,
Linux Torvalds ha annunciato la disponibilità
di una nuova e importante versione del kernel
di Linux, la 2.6.20. Questa release solleva
attenzione per l'inclusione di una giovane
tecnologia di virtualizzazione, KVM (Kernel-based
Virtual Machine), parzialmente basata sull'emulatore
open source QUEMU.
Sviluppato dalla startup Qumranet,
KVM è un modulo per il kernel di Linux
che, similmente a quanto fanno programmi come
VMware, Bochs e Virtual PC, permette di creare
una o più macchine virtuali in cui
far girare versioni non modificate di Linux,
Windows o Open/Free BSD. Ad ogni macchina
virtuale vengono assegnate una serie di risorse
hardware virtualizzate, quali scheda di rete,
hard disk, scheda video ecc.
A differenza degli hypervisor
esterni, che assumono il controllo della macchina
e dividono le risorse tra i sistemi operativi
guest, KVM è parte di Linux ed utilizza
il suo stesso scheduler dei processi e lo
stesso sistema di gestione della memoria.
"Ciò significa - si legge nelle
FAQ del software - che KVM è molto
più compatto e semplice da utilizzare".
Interessante notare, ad esempio, che le macchine
virtuali create con KVM sono normali processi
gestibili attraverso comandi come top, kill
e taskset.
KVM supporta le architetture
x86 a 32 e 64 bit ed è in grado di
sfruttare le tecnologie di virtualizzazione
in hardware presenti su alcune delle più
recenti CPU di Intel (Vanderpool) e AMD (Pacifica).
L'interfaccia utente del modulo è una
versione modificata di QUEMU, mentre i principali
formati d'immagine supportati sono qcow, raw
e VMware.
Al momento KVM supporta come
guest le distribuzioni Linux a 32 e a 64 bit
e Windows a 32 bit. La compatibilità
con Windows x64 dovrebbe arrivare con l'imminente
rilascio di QUEMU 0.8.3 e la conseguente fusione
del suo codice in KVM. Gli sviluppatori non
hanno poi escluso la possibilità, in
futuro, di fare un porting di KVM per Windows:
su questa piattaforma il software di Qumranet
perderebbe il vantaggio della profonda integrazione
con il kernel, ma la sua natura open source
potrebbe comunque favorirne la diffusione.
All'inizio di gennaio il sito
Phoronix.com ha pubblicato i risultati di
alcuni test che hanno messo a confronto le
performance di una versione preliminare di
KVM, quella integrata nel kernel 2.6.20-rc6,
con Xen e QUEMU.
KVM può essere installato
anche nelle versioni del kernel Linux precedenti
alla 2.6.20, ma comunque non più vecchie
di un anno, scaricando il package da SourceForge.net.
Il nuovo kernel 2.6.20 include
anche una seconda tecnologia di virtualizzazione
che implementa la cosiddetta paravirtualizzazione,
una tecnica capace di massimizzare le performance
delle macchine virtuali a fronte però
della necessità di modificare il sistema
operativo guest. Tra i software che nel prossimo
futuro potrebbero avvantaggiarsi di questo
nuovo componente vi sono Xen e VMware.
Del nuovo kernel si cita infine
il supporto, seppure ancora parziale, alla
console da gioco PlayStation 3. Le altre novità
si trovano elencate e descritte in questa
pagina del sito KernelNewbies.org.
Fonte: Punto-informatico.it
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