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Italia, su Internet l'archeologia pirata
Non è certo una novità ma desta interesse la quantità di reperti venduti in tutto il Mondo tramite la rete. Reperti siciliani, alcuni di grande valore

Roma - Che i siti di aste online ed altri sistemi di commercio elettronico vengano usati per spacciare reperti archeologici italiani non è certo una novità, ma destano una certa sensazione i numeri dell'operazione Archeoweb condotta in questi giorni tra Catania ed Acireale.

In due perquisizioni in quelle città, i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale siciliano e quelli del Comando provinciale di Catania hanno individuato 1167 reperti archeologici, tutti di provenienza siciliana. Reperti che, in base alle indagini tuttora in corso, sarebbero stati venduti via eBay ed altre piattaforme, come già accaduto con molti manufatti anche in passato.

Fino a questo momento sono due i denunciati con l'accusa di ricettazione: il possesso di questi oggetti,senza documenti che ne provino l'origine e il legittimo possesso, è infatti illegale.

L'indagine non a caso è partita dalla continua scansione dei siti commerciali, ritenuta fondamentale anche nelle operazioni di contrasto alla pirateria informatica. Il Nucleo per la tutela del patrimonio archeologico ha spiegato che molti reperti vengono venduti in mezzo mondo. Si tratta, nella maggiorparte dei casi, di beni sottratti da organizzazioni o singoli dediti a scavi illegali o individuati attraverso l'uso di tecnologie specifiche in aree archeologiche, ad esempio con l'uso di metal detector.

Tra i molti oggetti ritrovati nel corso delle perquisizioni si segnalano vasi e anfore, moltissime monete in materiali diversi e risalenti ad epoche differenti, statue di varie dimensioni e via dicendo.

Fonte: Punto-informatico.it

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