Milano - Le speranze di un futuro
tecnologico capace di impattare meno duramente
sull'ambiente si scontrano con le difficoltà
delle imprese italiane dell'IT nell'aggiornare
i propri processi e con la possibilità
che produrre meglio, e inquinare meno, finisca
per alzare i prezzi finali dei prodotti tecnologici.
Ieri a Milano hanno fatto il
punto i membri dell'Associazione Nazionale
delle imprese ICT (Assintel), di Assorecuperi
e Comufficio, in un convegno che ha segnalato
alcuni importanti traguardi ma ha anche preso
atto del sostanziale ritardo del sistema Italia
nell'adottare quei provvedimenti imposti dall'Europa
con la Direttiva RAEE e recepiti da tempo
nel nostro ordinamento.
Le norme impongono nuovi obblighi
ai produttori sul fronte del trattamento,
del riciclo e dello smaltimento dei rifiuti
tecnologici, vale a dire computer, stampanti,
scanner, palmari e via elencando. L'idea è
prendere di petto e porre fine alla lunga
via del piombo. Per questo è stato
presentato un vademecum che affronta tutti
i nodi della Direttiva. In particolare la
produzione dei rifiuti, la promozione del
re-impiego delle tecnologie, l'ottimizzazione
dei processi dell'intera filiera (produttori,
distributori, operatori del trattamento dei
rifiuti e consumatori) e la riduzione dell'uso
di sostanze pericolose all'interno delle apparecchiature.
Ad essere messi al bando dal
primo luglio di quest'anno sono piombo, mercurio,
cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati
e etere di difenile polibromurato. Ed entro
la fine del 2008, dovrà essere raggiunta
la soglia di almeno 4 Kg l'anno pro capite
di RAEE ottenuto tramite raccolta differenziata.
A condire il tutto, il fatto
che per i rifiuti informatici e della telefonia,
il decreto che recepisce la Direttiva europea
impone ai produttori per il 31 dicembre 2006,
una percentuale di recupero pari almeno al
75% del peso medio per apparecchio e una percentuale
di reimpiego e di riciclaggio di componenti,
di materiali e di sostanze pari almeno al
65% del peso medio per apparecchio.
Per capire meglio come andrà
e cosa si può fare, Punto Informatico
ha parlato con Paolo Giuliani, vicepresidente
di Assintel.
Punto Informatico: Una delle
cose che salta all'occhio nel processo innestato
dalla Direttiva è il fronte dei costi.
Come siamo messi?
Paolo Giuliani: Manca un meccanismo per gestire
i costi da sostenere per lo smaltimento dei
rifiuti che in passato non è stato
preventivato e messo a budget, quindi per
adeguarsi le imprese devono sostenere dei
costi non programmati.
PI: Uscirne richiederà
una nuova forma di concertazione tra tutti
i soggetti della filiera...
PG: Quello è un aspetto critico ed
è difficile da attuare perché
toglie l'iniziativa relativa allo smaltimento
alla singola società.
PI: E quindi?
PG: Quindi se volesse autogestirsi si scontrerebbe
con l'aspetto consortile.
PI: Diciamo quindi che ci vorranno
accordi, e ci vorrà tempo
PG: Per il completamento della direttiva e
per entrare a regime ci vorranno almeno tre
anni e questo principalmente per mancanza
di cultura. Ci sono Comitati Ministeriali
in corso che lavorano per rendere operativa
l'iniziativa ma il processo sarà molto
lungo.
PI: L'aspetto culturale è
quello che forse preoccupa maggiormente. Qual
è il grado di consapevolezza dei soggetti
della filiera della produzione rispetto alla
direttiva e, più in generale, alla
tutela ambientale?
PG: Molto basso o inesistente, infatti molte
aziende non sanno neppure cosa sia la normativa
e come approcciarla.
PI: Molti ritengono che l'attuazione
della direttiva possa comportare oneri eccessivi
per le imprese di settore. Ma è proprio
cosi?
PG: I costi sono potenzialmente molto onerosi,
i margini operativi di ogni azienda sono già
molto bassi e ogni variazione di costi non
può essere assorbita dall'impresa.
PI: Brutte notizie per i consumatori,
dunque
PG: Probabilmente un aumento di costi di gestione
per l'impresa potrebbe ricadere sul prodotto
e sul consumatore finale.
a cura di Paolo De Andreis
Fonte: Punto-informatico.it
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