Roma - "L'Italia non si
sviluppa, la sua economia non cresce perché
non innova e, in particolare, non investe
in Information Technology. Oggi la domanda
mondiale dell'ICT cresce a ritmi più
sostenuti dell'economia e il suo motore è
proprio l'IT. Si evidenzia ormai una stretta
relazione fra investimenti in IT e crescita
del PIL. In Italia la crescita dell'IT è
molto modesta e abbiamo un PIL quasi fermo".
Così Ennio Lucarelli,
presidente dell'associazione delle imprese
informatiche italiane Aitech-Assinform,
ha ieri descritto, dati alla mano, il ritardo
tutto italiano in materia di innovazione:
l'Europa, infatti, si muove e gli investimenti
in IT nel 2005 sono cresciuti nell'area Euro
del 2,1 per cento. In Italia? Sono scesi dello
0,6 per cento.
I dati sventolati da Lucarelli
sotto il naso del ministro all'Innovazione
nella PA Luigi Nicolais sono quelli del Rapporto
Assinform 2006, lo studio annuale che disegna
il profilo dell'informatica italiana.
Per comprendere fino in fondo
quanto l'Italia sia in ritardo nell'IT basta
dare un'occhiata alla crescita mondiale: nel
Mondo, l'IT nel 2005 è salito al 5,4
per cento del PIL (Cina al 20 per cento, USA
al 5 per cento, Europa al 3,5 per cento),
in Italia nello stesso periodo è cresciuta
allo 0,9 per cento. Una distanza profonda
che non riguarda le sole telecomunicazioni,
cresciute in Italia in media con gli andamenti
globali.
E le previsioni non sono entusiasmanti:
per il 2006 si parla di una conferma dello
0,9 per cento nei primi tre mesi dell'anno,
in crescita rispetto allo 0,5 dello stesso
periodo 2005. Se si affermerà la crescita
che è nelle previsioni dell'associazione,
comunque non si supererà quota 1,2
per cento a fine 2006. A stimolare questa
crescita sono però i privati, perché
le spese in innovazione della PA hanno subito
un drastico taglio dall'ultima finanziaria
(- 38 per cento). E parliamo di una PA che
già investe pochissimo in IT, 51,3
euro per abitante, un dato che colloca il
Belpaese tra i meno propensi all'innovazione
nella PA nel consesso europeo.
Secondo Lucarelli, dopo anni
nei quali il settore ha subito pesantemente
la crisi economica generale, ora vi sono segnali
di una inversione di tendenza che però
deve fare i conti con le politiche governative.
Per questo Lucarelli ha insistito: "Al
Governo diciamo: avanti con una finanza pubblica
del risparmio e del rigore, ma non si tagli
sugli investimenti in innovazione che rappresentano
una spesa produttiva!"
A dover essere risolta, secondo
Assinform, è anche l'annosa questione
che contrappone sul mercato società
private IT a società a capitale pubblico
di servizi informatici che operano in un regime
protetto, in quanto "interne" alla
PA, e spesso al di fuori di logiche di mercato.
Il risultato, come già in passato denunciato
dall'associazione delle società informatiche
italiane, è un mercato drogato in cui
la PA spende di più e ottiene di meno.
Una vera concorrenza, evidentemente, abbatterebbe
i prezzi e aumenterebbe la qualità,
dando al contempo fiato alle società
più vitali.
Fonte: Punto-informatico.it
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