Roma - Si sta aprendo una porta
che dà verso un mondo nuovo, diverso.
Un mondo dove scopriremo delle verità
che sono da sempre nascoste agli occhi di
chi ha studiato l'uomo nella sua evoluzione
sociale. Tendiamo spesso a dare una valenza
negativa al progresso, ad attribuirgli tutte
le colpe per i mali che attanagliano la nostra
vita. Viviamo in un mondo che inquina, che
distrugge le sue risorse, che fa estinguere
le specie, che continua a farsi la guerra
sterminando popoli in nome, ogni volta, di
un dio differente. Un mondo spaccato a metà
tra ricchi e poveri, tra colti ed ignoranti,
dove interi continenti rimangono in ginocchio
ad agonizzare nel fango mentre da questa parte
del mondo ci facciamo un giro su eBay per
la shopping di Natale.
È tutto vero.
Esiste connaturata nel concetto
di progresso una valenza negativa perché
il progresso è dirompente, discriminante.
Dovremo però più razionalmente
osservare quella che è la realtà
delle cose, senza farci intrappolare ogni
volta in una spirale negativa che ci porta
dentro scenari tipo "disaster movie"
dove abbiamo i giorni contati e dove, con
la tecnologia, al massimo ci siamo guadagnati
il "grande fratello" che tutti osserva
e tutti controlla.
La tecnologia è una forza
emancipatrice. Soprattutto quando una tecnologia
smette di essere percepita come tale ma diventa
semplicemente abitudine. Non ci rendiamo conto
troppo spesso di quanto comodo sia il nostro
mondo grazie alle tecnologie che abbiamo sviluppato
nei decenni o nei secoli precedenti. Questo
perché oramai queste tecnologie hanno
pervaso completamente il nostro essere Uomo,
al punto che qualche antropologo si è
cominciato a chiedere se non si sia andata
a formare un'altra specie, successiva all'Homo
Sapiens Sapiens, della quale tutti noi Uomini
Tecnologici faremmo parte. La tecnologia,
in passato, ci ha liberato da tante costrizioni
accelerando quella che evidentemente è
l'evoluzione naturale della nostra specie.
E la tecnologia, con la quale costruiremo
i prossimi decenni del nostro percorso, è
più affascinante che mai. Ci sono evidentemente
tanti filoni di sviluppo, ma quello che a
noi interessa di più è la rete.
La rete, nel nostro mondo, sta
cominciando ad essere percepita sempre meno
come tecnologia e sempre più come servizio.
Oggi comunicare usando Internet è diventata
una abitudine per una fetta molto importante
di persone. Ma ancora più importante
è che oggi cominciamo ad avere una
prima generazione di "net nativi",
di giovani nati con la rete. Di esseri umani
che hanno sviluppato i primi fondamentali
anni della loro vita all'interno di un universo
interconnesso. Stiamo cominciando ad avere
le prime avvisaglie di questa nuova specie
geneticamente modificata ed in continua evoluzione.
Presto, verremo letteralmente travolti. È
inutile ipotizzare o cercare di immaginare:
essere nati con la rete è un qualcosa
che modifica l'essere umano nei suoi "geni",
solo chi è nato così può
capire. Per tutti "gli altri", noi
compresi, è possibile solo osservare,
con attenzione e rispetto, ammirati da tanta
bellezza, nata anche dalle nostre fatiche,
spaventati da ciò che sappiamo che
presto sarà fuori dal nostro controllo.
Oggi parliamo di tecnologie
per "sanitizzare" i video postati
su YouTube, senza guardare veramente gli attori
di tutti quei video. Leggiamo i numeri di
MySpace, che continuiamo a trovare orrendo,
senza avere mai sfiorato quel mondo di ammiccamenti,
gioie e dolori che si genera quotidianamente
dentro quelle pagine. Sprechiamo fiumi d'inchiostro
su Second Life senza averci mai fatto quattro
passi dentro, magari solo per andare a provare
l'ultimo paio di Adidas. Parliamo, discutiamo,
dibattiamo. Ma alla fine stiamo provando solo
a raccontare storie di altri. Stiamo scrivendo
romanzi con dei finali inventati, dove i personaggi
sono solo il frutto della nostra fantasia.
Non capiremo mai fino in fondo
i "net nativi" ma almeno dobbiamo
provarci. Dobbiamo uscire dalla tecnologia
e provare solo per un attimo ad esercitare
quell'arte chiamata empatia. Senza dare giudizi,
senza volersi credere "esperti".
Rimaniamo semplicemente curiosi per un attimo
e guardiamo questo mondo nuovo. Cerchiamo
di vedere quanto, al di là dei razionali
numerici, la rivoluzione del networking sia
veramente sociale. Oggi si parla sempre più
spesso di "contenuti generati dagli utenti"
e di "sharing". Di quanto "alla
gente" piaccia improvvisamente pensare,
produrre e condividere proprie manifestazioni.
Qualsiasi esse siano. Ma chi sono questi "utenti",
e perché lo fanno? E chi è interessato
a tutto questo, e perché?
Nascosti tra le pieghe della
rivoluzione ci sono molti falsi positivi,
molte persone che ci stanno banalmente provando
e si sono infilate nell'onda. Professionisti
mascherati, star riciclate o geni del marketing
che credendosi più furbi di tutti (ed
in parte lo sono) fanno credere quello che
in realtà non è. Ma al di là
di questo, esiste una realtà di una
potenza straordinaria, la vera base di questa
rivoluzione alla quale si stanno attaccando
gli specialisti del mainstream. Sono proprio
i "net nativi" che hanno acquisito
ed elaborato questa nuova abitudine sociale
della comunicazione allargata, istantanea
e globale.
Produrre una manifestazione
video per noi è tecnologicamente possibile,
per loro è semplicemente naturale.
Passare le ore, tra la scuola e la nanna,
costantemente attaccati, è giornata
tipo: se non sei in rete, non sei solo fuori
dal giro, ma non esisti. La televisione per
loro, per "gli altri", è
già morta e sepolta. Ed è in
ottima compagnia assieme a libri, CD, DVD,
riviste e giornali. L'unica che sopravvive
è la radio, molecola compatibile anche
per questa nuova reazione, tutto il resto
è fuori. Sta cambiando questo mondo,
eccome se sta cambiando. Con una velocità
talmente accelerata che ormai spezza le generazioni,
facendo sembrare i padri come i nonni dei
loro figli già dopo pochi anni di vita.
E sta cambiando in un modo meraviglioso, permeato
da un enorme spirito comunicativo.
Anche la "nostra"
cara Net TV è parte integrante di questa
rivoluzione. Quello che possiamo osservare
oggi è solo il primo vagito di un profondo
cambiamento. Un primo passo che soffre di
tutte le incertezze e di tutte le contraffazioni
che si stanno "appiccicando". Come
si stia svegliando, e quindi cercando di adattare,
il mondo mainstream è sicuramente un
fenomeno molto interessante da osservare e
capire. Ma è ancor più affascinante
aprire una finestra fin dentro il cuore del
cambiamento. Oggi i "net nativi"
non solo producono gran parte della loro televisione,
ma hanno preso anche a remixarla (per usare
un termine anni '80).
Sta nascendo una nuova generazione
di "Pod VJ", maestri blogger capaci
di generare Podcast Video, e quindi "trasmissioni
TV", miscelando sul loro blog i contributi
per loro più interessanti. Nuovi guru
mediatici in grado di parlare agli abitanti
di questo nuovo mondo semplicemente "postando".
È l'intrattenimento che estende la
sua forma originaria ben oltre le soglie dell'interattività.
È una nuova specie che ragiona, comunica
e si intrattiene in modalità che a
noi è dato solo osservare.
Ed i "net nativi"
tra meno di 20 anni assurgeranno a cosiddetti
"spenders", ovvero soggetti in grado
di sborsare denaro proprio per soddisfare
delle necessità o, più di frequente,
dei desideri. Tra 20 anni avremo altre 2 generazioni
di "net nativi". Qualcuno, qualche
tempo fa, mi ha chiesto giustamente di dare
dei tempi alle mie "previsioni".
Eccoli qui, questi sono gli attori, questi
sono i tempi.
Tommaso Tessarolo
Il
blog di T.T.
Fonte: Punto-informatico.it
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