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La sensazione è che l'era
digitale cambi le carte in tavola: le novità
sono perlopiù sganciate dal mondo ante-Internet,
spesso e volentieri sfuggono alla realtà
fisica e quando così non è allora
creano nuovi collage tra ciò che è
fisico e ciò che è elettronico,
utilizzando metodi, linguaggi e tecnologie che
non hanno, appunto, precedenti. Al di là
dei net artist che proliferano nella sostanziale
indifferenza dei grandi media, sebbene individuino
spesso con grande anticipo quanto sta accadendo,
ad esplorare le risorse del nuovo mondo sono
più di ogni altro le società commerciali,
e il marketing nello specifico.
In questo magma di silicio creativo
un solo aspetto è percepito da tutti,
quello del nuovo mondo. Non ha forma, ha origini
ingegneristiche che non aiutano granché
a comprenderne l'impatto sociale, ma è
visibile, e presente. La sua riconoscibilità
manca di radici culturali condivise ed anzi
è difficile ricondurlo ad un prima. È
forse per questo che ciò che di genuinamente
nuovo emerge in rete, o nella tecnologia di
cui poi si discute grazie alla rete e dentro
la rete, crea una viva emozione: slegato dal
passato, ciò che veramente è innovativo
può apparire quasi come un miracolo,
come fosse giunto dal nulla. In quel caso l'inconoscibilità
delle sue origini, irraggiungibili perché
perse nel brodo primordiale di cui sono figlie,
lo rende non solo nuovo ma sorprendente e per
certi versi ulteriore.
Le più profonde novità apportate
dalla rete, dalle tecnologie di search a quelle
di socializzazione, sono in questo senso più
innovative che rivoluzionarie: slegate da un
contesto precedente, accelerano verso nuovi
traguardi, proponendo emozioni e luoghi dell'essere
che prima non esistevano, e che fin dal loro
sorgere sono anzi in continuo mutamento.
L'unico dato ad apparire oggi
quasi ovvio, che saremo cioè sempre più
connessi gli uni agli altri e che lo scambio
di dati e informazioni non farà che accelerare
diversificandosi e approfondendosi, è
anche il motore di un cambiamento della psicologia
dei rapporti destinato ad influenzare la crescita
di chi è nato digitale e il suo sviluppo.
I figli dei nativi digitali abiteranno
un mondo di interconnessioni, un mondo che molta
parte della cultura pre-internet, anche la più
rilevante, semplicemente non aveva previsto
né immaginato, e che cambia tutti i paradigmi.
Questo si traduce in un'avventura, spesso vissuta
scuotendosi di dosso il passato anziché
coltivandolo come un bene prezioso, ed è
anche per questo che il viaggio è percepito
spesso come esperienza affascinante sebbene
a tratti inconsapevole. Ma è anche per
questo che fondersi col cambiamento non offre
necessariamente solo vantaggi: per capirci e
tornare all'attualità, il fatto che certe
proposte normative figlie dell'incomprensione
dei nuovi tempi non emergano solo in Italia
ma anche periodicamente in tutto il mondo ricco,
quello più interconnesso, è il
segno più evidente della difficoltà
di adattamento di molti a quanto sta avvenendo.
C'è chi sfugge il passato così
tanto da dimenticarlo e chi vi si arrocca cercando
nel passato risposte per l'oggi tecnologico
che in quella sede semplicemente non possono
essere trovate. In entrambi i casi l'innovazione
sfugge, e diventa altro rispetto a ciò
che è: ossessione fantastica nel primo
caso, buio ottundente nel secondo. Una difficoltà
che colpisce gli all digital così come
chi digital proprio non può permettersi
di essere, magari perché privo di tutto,
ma persino anche chi ha le leve del potere nel
mondo ricco, chi ha quindi accesso a tutto ciò
che serve per cogliere il cambiamento ma, ciò
nonostante, non riesce ad afferrarlo, a comprenderlo
e farlo proprio.
Questo deve mettere in allerta
i promotori consapevoli del nuovo: il rischio
è che l'innovazione non sia compresa
e che pur di dare una forma a questi tempi,
tempi di cambiamenti che una forma non possono
avere, e che proprio per questo trovano slancio
innovativo, molti anche nella stanza dei bottoni
possano pervenire a decisioni, metodi e comportamenti
destinati a colpire al cuore le possibilità
stesse dell'innovazione. L'esigenza di punti
fermi e paletti è connaturata ad un passato
nel quale la loro assenza ha sempre solo significato
caos. Che spazzarli via possa significare sviluppo
creativo è un messaggio difficile da
trasferire a chi con quei paletti ha sempre
delimitato il proprio mondo.
E le conseguenze si sentono tutte.
Sta già avvenendo, avviene con i nuovi
sistemi di sorveglianza tanto quanto con l'estrapolazione
dei comportamenti, gusti e tendenze degli utenti
dalle loro attività in rete, avviene
con la somministrazione di una pubblicità
sempre meno apparente e sempre più sottile,
che si insinua negli spazi di creatività
degli utenti proponendosi come genuina, e in
realtà infettiva, e ingannatoria.
Tutto questo, anche tutto questo,
è sintomo del nuovo ma ho la sensazione
che del nuovo non siano questi i sintomi che
vorremmo sentirci addosso. Chissà Montale
cosa avrebbe detto, o scritto, su tutto questo.
Gilberto Mondi
Fonte originale: Punto-informatico.it
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