Roma - Niente da fare: nel 2006,
l'aumento delle vendite di musica online non
compensa le major per il calo delle vendite
di supporti musicali tradizionali. Ad ammetterlo
è IFPI, la federazione internazionale
dei fonografici che nel proprio Rapporto annuale
segnala come la pirateria digitale rimanga
il problema numero uno per il mercato legale
dei contenuti in Internet.
Anche nel 2006 si è confermato
come il grosso della vendita di musica digitale
riguardi suonerie e musica per cellulari:
da sole queste due voci rimangono un business
colossale che porta nelle tasche dei produttori
2 miliardi di dollari l'anno, un risultato
pari a quasi il doppio rispetto a quello del
2005.
Per spingere gli utenti a ricorrere
all'acquisto di musica anziché al download
illegale, i discografici nei diversi jukebox
online hanno messo a disposizione un catalogo
quasi due volte più vasto di quello
del 2005: 4 milioni di tracce distribuite
da quasi 500 jukebox in 40 paesi. A questo
si aggiunge un sempre maggiore ricorso alle
piattaforme e ai formati digitali per il rilascio
di album. Tra le novità del 2006 i
primi "dividendi digitali" anche
per la musica classica e l'emergere prorompente
dei servizi che offrono musica in cambio di
pubblicità.
Di interesse il fatto che IFPI
consideri il mercato digitale come ciò
che dovrà sostituire la redditività
perduta anno dopo anno dalle vendite sul mercato
tradizionale, un punto sul quale insiste più
volte dichiarando che "nonostante questi
successi, la musica digitale non è
ancora divenuta quel Santo Graal capace di
compensare il declino delle vendite di CD".
I fonografici sembrano comunque
convinti che per combattere la pirateria le
denunce contro gli utenti siano un'arma vincente,
tesi contestata da più parti ma che
ha fin qui dominato le attività delle
major. IFPI calcola che nel 2006 le circa
10mila denunce in 18 paesi "hanno contribuito
a contenere la pirateria, riducendo la proporzione
di utenti Internet che fanno uso frequente
di sistemi di file sharing sui principali
mercati europei".
Per sostenere che le denunce
servono, IFPI cita gli studi di settore secondo
cui tra il 2004 e il 2006 la diffusione di
banda larga in Europa è raddoppiata
a quota 40 per cento del totale delle connessioni,
un periodo di tempo nel quale la percentuale
di utenti europei che usano sistemi peer-to-peer
è scesa dal 18 al 14 per cento. Il
che vuol dire che gli utenti di file sharing
aumentano ma in modo non proporzionale all'aumentare
del broad band. Secondo IFPI, negli Stati
Uniti sono le denunce a spingere molti utenti
a rivolgersi ai servizi legali per il loro
fabbisogno musicale.
Eppure i fonografici sono consapevoli
che le denunce non stanno fermando il fenomeno
e nel presentare il Rapporto tornano a battere
quindi su un vecchio tasto: "Le azioni
contro singoli uploader sono solo il secondo
miglior modo per gestire il problema. IFPI
sta intensificando la propria campagna perché
siano gli ISP ad agire, e prenderà
qualsiasi provvedimento legale sarà
necessario".
A quanto pare, però,
le tasche dell'industria di settore non rimangono
vuote, né vengono riempite dalle sole
suonerie. Sempre IFPI, come riporta anche
FIMI, calcola che il download delle singole
tracce sia aumentato nel 2006 dell'89 per
cento, facendo registrare un fatturato pari
a 795 milioni di dollari.
"Il documento redatto da
IFPI - spiega FIMI - presenta uno scenario
completamente rinnovato del mercato discografico:
accanto alle numerose piattaforme digitali,
prima fra tutte iTunes, si sono infatti sviluppati
nuovi modelli di distribuzione di musica che
hanno permesso di aprire nuove opportunità
di business, come è successo per esempio
con YouTube e Myspace nel campo dei video
musicali o della telefonia mobile con le suonerie".
Fonte: Punto-informatico.it
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