Washington (USA) - Martedì,
fra le 5.30 e le 7 di mattina, si è
concretizzato uno degli incubi più
temuti dai gestori dell'infrastruttura Web:
13 root server che costituiscono l'ossatura
del DNS (Domain Name System), e di fatto supportano
il traffico mondiale online, sono stati colpiti
da un attacco Denial of Service (DoS. Tre
di questi, di cui uno del Dipartimento della
Difesa statunitense, hanno sfiorato il sovraccarico
a causa di una mole di dati "industriale"
che ha tenuto tutti con il fiato sospeso per
almeno 12 ore.
Un disastro sfiorato, insomma,
come cinque anni fa quando successe qualcosa
di molto simile. "È stato l'attacco
più duro dall'ottobre 2002, e si è
certamente distinto rispetto al passato per
il livello di sofisticazione", ha confermato
Ben Petro, vice presidente di NeuStar, che
fornisce servizi B2B alle società di
Telecomunicazioni e Web.
Il G server della Difesa, secondo
gli analisti, è quello che è
stato "stressato" di più.
Il server L dell'ICANN e M del WIDE Project,
sebbene colpiti, hanno resistito. Gli altri
dieci sono stati investiti per poco tempo
dallo tsunami informatico, e hanno retto nel
migliore dei modi.
"Se tiri giù i server
root, praticamente spegni Internet. Si è
trattato di un attacco all'intera infrastruttura
del web", ha sottolineato Petro.
I tecnici del SANS Institute,
uno dei centri di riferimento per la formazione,
certificazione e ricerca nel settore della
sicurezza, hanno confermato che si è
trattato di uno degli attacchi più
audaci degli ultimi anni; per il primo rapporto
completo bisognerà però aspettare
l'analisi di tutti i dati raccolti.
Non sembra peraltro ancora chiara
l'origine dell'attacco: ogni traccia è
stata cancellata o "camuffata" con
dovizia. Zully Ramzan, ricercatore del Symantec
Security Response, ha dichiarato che le indagini
sembrano convergere verso la Corea, ma non
è stato ancora divulgato nulla di ufficiale
al riguardo.
Vi sono stati pochi rapporti
di guasti diffusi, e la cosa ha sorpreso non
poco dato che il gruppo dei 13 server, che
è diviso a sua volta in altre dozzine
sparse sul territorio, è programmato
per non creare interruzioni del servizio anche
con un malfunzionamento del 60% delle unità.
E invece alcuni servizi Whois e altri servizi
forniti da ICANN non sono stati più
disponibili per parecchio tempo - stando almeno
ad alcuni post pubblicati in diversi gruppi
di discussione.
Malgrado l'inefficienza dell'attacco
- molti concordano sul fatto che sarebbe potuta
andare peggio - le autorità federali
americane, specialmente quelle militari, non
hanno gradito il coinvolgimento delle loro
infrastrutture. E dire che la soluzione per
una difesa migliore è a portata di
mano, e teorizzata già due anni fa
da VeriSign, una delle entità che gestisce
alcuni di questi server. L'idea era quella
di piazzare i server di root, in replica,
in almeno un centinaio di centri in giro per
il Mondo. L'operazione è stata avviata
da tempo, ma questo attacco ha dimostrato
che quanto fatto finora potrebbe non bastare.
Dario d'Elia
Fonte: Punto-informatico.it
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