Madrid - Sta crescendo velocemente
ed ora preme sull'acceleratore: è la
FON Community,
l'iniziativa spagnola che sta acquisendo sempre
più utenti anche in Italia e che mira
a trasformare ogni associato in un "hot
spot" Wi-Fi, pervenendo così ad
una copertura del territorio in banda larga
wireless su base collaborativa e orizzontale.
I promotori dell'iniziativa,
che si muove su direttrici del tutto diverse
da quelle degli operatori di connettività
tradizionali, hanno annunciato nelle scorse
ore l'offerta di router Wi-Fi a prezzi stracciati:
5 euro. Si tratta di un allettante invito
per chi aspira al titolo di "fonero",
ossia membro della dinamica community, che
oggi può contare su migliaia di aderenti
in numerosi paesi.
Come in passato, chi acquisterà
il router a quel prezzo dovrà registrarlo
nella rete di FON, divenendo così "nodo
attivo", entro 30 giorni. Se questo non
avvenisse dovrà rassegnarsi a pagare
l'intero valore del prodotto, pari a 45 euro
secondo le dichiarazioni della stessa FON,
la società spagnola che guida il progetto.
Si tratta di router Cisco Linksys o Buffalo.
Il giochino è semplice
e per alcuni aspetti rivoluzionario: chi diviene
fonero si impegna a fornire connettività
per almeno 12 mesi. Gratuitamente agli altri
fonero e a pagamento, pochi euro al giorno,
per tutti gli altri.
Grazie anche agli investimenti
di Google
e Skype,
che hanno scommesso sull'iniziativa quasi
22 milioni di dollari, FON si dimostra molto
ambiziosa: il direttore generale per il nordamerica,
Juergen Urbanski, afferma che entro settembre
si aspetta di avere nel mondo 50mila hotspot.
A fine anno la crescita sarà ancora
più formidabile, prevede il manager,
a quota 150mila. Entro la fine del 2007 le
previsioni sono addirittura per un milione
di hotspot.
Non mancano le difficoltà,
soprattutto nei rapporti con le grandi telco
e gli operatori internet, che rischiano di
vedersi sottrarre quote di mercato dai foneros.
Ma Urbanski si dice ottimista perché
- spiega - chi fornisce connettività
ai fonero può contare su una fedeltà
senza precedenti, un vero valore per gli ISP.
"La verità - sottolinea - è
che negli Stati Uniti stiamo già parlando
con molti dei più grandi provider".
La speranza di FON è
dunque quella di evitare di stuzzicare troppo
le telco, che possono contare in mezzo mondo
su pesanti capacità di pressione su
governi e parlamenti, che potrebbero tradursi
in ostacoli normativi non da poco per il Wi-Fi
collaborativo. Tanto più che una rete
Wi-Fi distribuita sul territorio consentirebbe
di dar vita anche ad un mercato parallelo
della telefonia mobile, andando quindi ad
intaccare direttamente gli interessi di punta
delle multinazionali di settore.
Per l'Italia i
problemi non mancano: le attuali normative
sul Wi-Fi sono infatti decisamente restrittive
e nei fatti vietano ad un privato senza autorizzazione
specifica di fornire connettività a
terzi. Un problema sollevato di recente proprio
su queste pagine, a cui si associano potenziali
problemi tecnici. Ed è di interesse
che, dinanzi ad un'attività palesemente
non profit, proprio in queste ore alcune agenzie
parlino di FON come di un progetto non profit.
"Si ripete - spiega a Punto
Informatico Marco Calamari, celebre esperto
di tecnologie di rete e network alternativi
- il tentativo di creare un fumus di azienda
non profit. Si rischia così di non
dare alcuna priorità alla prevenzione
dei problemi tecnici e legali in cui gli entusiasti
foneros potrebbero incorrere". FON, va
comunque detto, ha nei giorni scorsi iniziato
ad investigare sulla questione tecnica sollevata
proprio da Calamari su Punto Informatico.
Fonte: Punto-informatico.it
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