Al centro di tutto, oggi, è
il cosiddetto first beam, con cui per la prima
volta l'acceleratore ospiterà fasci di
particelle destinati ad entrare nella storia.
Di interesse per quattro esperimenti chiave
(LHCb, ATLAS, CMS e ALICE), l'obiettivo dell'esperimento
sarà provocare la collisione dei fasci
affinché si possano osservare le particelle
che verranno prodotte nell'impatto.
L'attesa è grande, perché le
condizioni che verranno ricreate grazie a
LHC saranno quelle dell'origine dell'universo,
sarà possibile esplorare quanto accaduto
un decimo di miliardesimo di secondo dopo
il Big Bang. "Quando l'acceleratore funzionerà
con fasci di particelle ad energie progettuali
(4.5 Tev) - si legge in una nota - si potranno
studiare nuove particelle, previste solo dai
teorici, ed esplorare nuove frontiere nello
studio della materia, alcune delle quali forse
ancora ignote".
L'importanza dell'esperimento e le dimensioni
dell'acceleratore hanno richiesto una lunghissima
fase preparatoria, condita ad agosto da due
esperimenti di sincronizzazione, entrambi
conclusi nel migliore dei modi. La speranza
dei fisici del CERN in questa prima fase è
capire qualcosa di più sul perché
l'universo sembri composto quasi del tutto
di materia ma non di antimateria, di investigare
la materia oscura e molto altro ancora.
Il CERN si prepara da anni a questa giornata
e certo non sorprende che il first beam venga
citato come "primo tentativo": sebbene
tutto faccia pensare che non vi saranno intoppi,
nessuno degli scienziati coinvolti ha la certezza
che la nuova macchina si riveli da subito
perfetta. Parliamo del maggiore tra i tool
da laboratorio, dotato di una circonferenza
di più di 26 chilometri in un territorio
che attraversa Francia e Svizzera, un dispositivo
che conta 9300 magneti che nel corso dell'esperimento
saranno portati, grazie a tonnellate di azoto
liquido, ad una temperatura di -193,2 gradi
Celsius e che poi, con una successiva iniezione
di masse di elio liquido, si avvicineranno
allo zero assoluto, arrivando ad una temperatura
di -271,3 gradi.
A piena potenza, molti migliaia di miliardi
di protoni correranno lungo l'acceleratore,
viaggiando al 99,99 per cento della velocità
della luce, percorrendo l'acceleratore 11.245
volte al secondo. Ogni secondo, inoltre, si
avranno 600 milioni di collisioni, ciascuna
collisione dei fasci produrrà un calore
che il CERN stima in 100mila volte quello
del cuore del Sole.
Tutto questo produrrà non solo degli
estremi fisici di caldo e freddo ma soprattutto
una enorme quantità di dati. Nei prossimi
15 anni, in cui LHC sarà operativo,
scienziati di tutto il mondo collaboreranno
grazie alla LHC Computing Grid nell'analisi
di 15 petabyte di dati che verranno generati
ogni anno dagli esperimenti.
Dalle 8,30 di questa mattina dal sito dedicato
a LHC 2008 sarà possibile accedere
alla diretta live dell'esperimento, che sarà
naturalmente seguito non solo via Internet
ma anche via satellite. MediaNET Group e 3Channel,
ad esempio, puntando la parabola su 9°
Est consentiranno a chiunque disponga di un
ricevitore DVB di seguire l'intero evento,
grazie al progetto ERICERN realizzato in collaborazione
col CERN, mentre una sintesi sarà disponibile
sul canale 872 di SKY.