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First Beam al CERN
Roma - Costretti a ribadire fino all'ultimo momento la sicurezza del proprio gingillo, stamattina i fisici del CERN attiveranno la loro creatura più nota e prestigiosa, quel Large Hadron Collider (LHC) su cui si lavora da anni e che ha le carte in regola per trasformare la ricerca nella fisica delle particelle nei prossimi 15 anni, il "tempo di vita" di LHC previsto dai suoi creatori.
Al centro di tutto, oggi, è il cosiddetto first beam, con cui per la prima volta l'acceleratore ospiterà fasci di particelle destinati ad entrare nella storia. Di interesse per quattro esperimenti chiave (LHCb, ATLAS, CMS e ALICE), l'obiettivo dell'esperimento sarà provocare la collisione dei fasci affinché si possano osservare le particelle che verranno prodotte nell'impatto.

L'attesa è grande, perché le condizioni che verranno ricreate grazie a LHC saranno quelle dell'origine dell'universo, sarà possibile esplorare quanto accaduto un decimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang. "Quando l'acceleratore funzionerà con fasci di particelle ad energie progettuali (4.5 Tev) - si legge in una nota - si potranno studiare nuove particelle, previste solo dai teorici, ed esplorare nuove frontiere nello studio della materia, alcune delle quali forse ancora ignote".

L'importanza dell'esperimento e le dimensioni dell'acceleratore hanno richiesto una lunghissima fase preparatoria, condita ad agosto da due esperimenti di sincronizzazione, entrambi conclusi nel migliore dei modi. La speranza dei fisici del CERN in questa prima fase è capire qualcosa di più sul perché l'universo sembri composto quasi del tutto di materia ma non di antimateria, di investigare la materia oscura e molto altro ancora.

Il CERN si prepara da anni a questa giornata e certo non sorprende che il first beam venga citato come "primo tentativo": sebbene tutto faccia pensare che non vi saranno intoppi, nessuno degli scienziati coinvolti ha la certezza che la nuova macchina si riveli da subito perfetta. Parliamo del maggiore tra i tool da laboratorio, dotato di una circonferenza di più di 26 chilometri in un territorio che attraversa Francia e Svizzera, un dispositivo che conta 9300 magneti che nel corso dell'esperimento saranno portati, grazie a tonnellate di azoto liquido, ad una temperatura di -193,2 gradi Celsius e che poi, con una successiva iniezione di masse di elio liquido, si avvicineranno allo zero assoluto, arrivando ad una temperatura di -271,3 gradi.

A piena potenza, molti migliaia di miliardi di protoni correranno lungo l'acceleratore, viaggiando al 99,99 per cento della velocità della luce, percorrendo l'acceleratore 11.245 volte al secondo. Ogni secondo, inoltre, si avranno 600 milioni di collisioni, ciascuna collisione dei fasci produrrà un calore che il CERN stima in 100mila volte quello del cuore del Sole.

Tutto questo produrrà non solo degli estremi fisici di caldo e freddo ma soprattutto una enorme quantità di dati. Nei prossimi 15 anni, in cui LHC sarà operativo, scienziati di tutto il mondo collaboreranno grazie alla LHC Computing Grid nell'analisi di 15 petabyte di dati che verranno generati ogni anno dagli esperimenti.

Dalle 8,30 di questa mattina dal sito dedicato a LHC 2008 sarà possibile accedere alla diretta live dell'esperimento, che sarà naturalmente seguito non solo via Internet ma anche via satellite. MediaNET Group e 3Channel, ad esempio, puntando la parabola su 9° Est consentiranno a chiunque disponga di un ricevitore DVB di seguire l'intero evento, grazie al progetto ERICERN realizzato in collaborazione col CERN, mentre una sintesi sarà disponibile sul canale 872 di SKY.

Fonte originale: Punto-informatico.it

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