L'arrivo della Polizia Giudiziaria
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Roma - "Toc toc, aprite, è la
Polizia!". Può accadere, ed accade,
ad un certo numero di utenti Internet italiani
di ricevere questo ordine alle prime ore dell'alba,
quando per un motivo o per l'altro sono coinvolti
in una indagine che riguarda le attività
da loro condotte su Internet o che si ritiene
possano aver condotto. L'arrivo della Polizia
Giudiziaria impegnata in queste indagini spesso
coincide con inchieste
sulla pornografia infantile diffusa in rete,
con la pirateria multimediale e via dicendo.
Dopo il "Toc toc" segue in molti
casi il sequestro
di tutti i materiali ritenuti utili ai fini
dell'accertamento dei fatti e delle responsabilità
personali.
Ma come funzionano questi sequestri?
Quali sono le procedure seguite? Punto Informatico
lo ha chiesto al dott. Gerardo
Costabile , celebre esperto di sicurezza
e computer forensics e membro della ""International
Association of Computer Investigative Specialists".
PI: Accade mai che qualcuno
non apra la porta alle forze dell'ordine o
finga di non essere in casa? In quei casi
cosa succede?
GC: Laddove sul decreto, come quasi sempre
accade, vi fosse indicata la possibilità
di rimuovere gli ostacoli fissi, sarà
possibile chiamare un fabbro e aprire con
la forza la porta chiusa.
PI: Le forze dell'ordine nelle
abitazioni degli indagati giungono abitualmente,
secondo una prassi consolidata, nelle primissime
ore del mattino. Questo non rende più
difficile agli indagati fare in modo che un
proprio avvocato li assista nella fase della
perquisizione e del sequestro?
GC: Si lascia il tempo necessario per attendere
l'avvocato o persona di fiducia, purché
prontamente reperibili. Spesso basta una chiacchierata
preliminare tra l'avvocato e la Polizia Giudiziaria
al telefono per capire la portata del decreto
di perquisizione e sequestro, e quindi consentire
di scegliere di partecipare attivamente o
meno alle operazioni delegate.
Di solito si entra in azione alle 7 del mattino
perché è l'orario pre-lavorativo,
quindi consente la presenza dell'indagato,
che in caso contrario potrebbe rallentare
le operazioni. Pensiamo ad esempio alla necessità
di chiamare un fabbro con tutti i costi che
ne derivano oltre che i tempi.
PI: Come viene garantita l'integrità
fisica del computer nel periodo in cui viene
trattenuto dall'Autorità Giudiziaria
e prima della sua restituzione al termine
delle indagini?
GC: I computer vengono conservati in magazzini
idonei, come per altre sostanze delicate (alimenti,
droga etc), sempre chiusi in plichi sigillati.
Fisicamente questo può avvenire presso
la Polizia Giudiziaria oppure presso l'ufficio
Corpi di Reato del Tribunale.
PI: Negli anni su PI abbiamo
pubblicato segnalazioni di persone che si
sono trovate da un giorno all'altro senza
il proprio computer, spesso indispensabile
per lavorare. La legge prevede delle tutele?
Sono possibili dei risarcimenti? E in che
casi? L'importanza che sempre di più
il computer ha in ambito lavorativo potrebbe
causare danni decisamente ingenti: sono previsti
massimali di compensazione per il sequestro?
GC: Dipende cosa intendiamo. Se il sequestro
è illegittimo o illecito ci sono gli
strumenti per la tutela e quindi la possibilità
di richiedere un risarcimento.
In caso contrario credo sia più semplice
(ed opportuno) richiedere una estrapolazione
dei dati inerenti al lavoro e quindi legittimamente
detenuti. Ci sono ordinanze in molti Tribunali
in questo senso, già dal 2000 a Torino
e successivamente in altre città d'Italia.
Desidero ricordare, in questa
sede, che in seno alle indagini difensive,
specialmente laddove si registrasse una lentezza
delle fasi di computer forensics, è
possibile ricevere l'autorizzazione ad effettuare
consulenze tecniche di parte (ex art. 233
comma 1 bis c.p.p.) in assoluta autonomia
e quindi nel contempo ricevere copia dei dati
sui supporti in sequestro.
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Fonte: Punto-informatico.it
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