Roma - "Chi di voi possiede
ancora un Dreamcast?". SEGA medita di tuffarsi
nel vintage? I fan di Dreamcast possono ricominciare
a sognare.
Lanciata nel 1998 in Giappone, la console
a 128 bit prometteva di appassionare i gamer
con connettività e con un'enorme mole
di titoli. Il successo sperato non è
mai arrivato, insidiato da una tempistica
infelice e dall'incombere di PlayStation2.
SEGA aveva così rinunciato ai sogni
di gloria, svendendo Dreamcast per svuotare
i magazzini, archiviare il mezzo-flop e guardare
avanti.
La platea dei gamer affezionati al Dreamcast
non si è mai rassegnata: ha coltivato
soluzioni homebrew e ha difeso strenuamente
la console che li ha tenuti per anni inchiodati
ad uno schermo, gamepad alla mano. SEGA sembrerebbe
aver deciso di premiare la loro fedeltà:
sul sito dedicato è comparso l'annuncio
di un censimento. Chi ancora possiede un Dreamcast
è invitato a comunicare email e serial
number della console: la registrazione consente
di ottenere un indirizzo email @user.dreamcast.com.
Cosa si nasconde dietro a questo abbozzo di
campagna virale? C'è chi sospetta che
SEGA abbia in serbo qualcosa di dirompente
per il prossimo decennale dal lancio della
console, c'è chi spera in nuovi titoli,
c'è chi sospetta che SEGA stia meditando
di rilanciare in grande stile il suo dispositivo.
Ma l'entusiasmo non ha annebbiato la razionalità
degli appassionati. Sono in molti ad essere
insospettiti dalle incongruenze nelle quali
ci si imbatte consultando il sito, in primo
luogo il Google Ad che campeggia in homepage.
Si fronteggiano coloro che testimoniano come
l'iniziativa sia legittimamente promossa da
SEGA e coloro che sostengono che Dreamcast
sia la leva che muove una truffa colossale.
Qualcuno, approfittando dalla cieca passione
che anima i fan di Dreamcast, starebbe gestendo
il dominio per racimolare indirizzi email
da vendere agli spammer.
I gamer si stanno però dimostrando
sprezzanti del pericolo: il servizio di registrazione
è stato temporaneamente sospeso per
l'enorme mole di richieste. C'è chi
sta rovistando affannosamente fra gli scatoloni
alla ricerca di Dramcast, chi si sta mangiando
le mani per averlo venduto o regalato a quel
carnefice del nipotino.
Questo articolo, come tutti i contenuti di Punto
Informatico (salvo diverse indicazioni) sono
pubblicati secondo la licenza di utilizzo di
Creative
Commons
Affari-web.it
non si assume alcuna responsabilità circa i contenuti dei link
segnalati. Le foto inserite in alcune pagine sono state tratte liberamente
dal web (non si specificava alcun diritto) e chiunque ne detenga i diritti
può contattarci per la rimozione. Tutti i marchi citati appartengono
ai loro proprietari.