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Diritto d'autore, ad Aosta siti chiusi e condanne
Un anno di reclusione e multe per l'autore di alcuni siti web perché avrebbe copiato materiali altrui a scopo di lucro. Chiesta la... distruzione di due siti web. Il condannato ribatte: non facevo nulla di illegale

Roma - Giunge con tutta la sua pesantezza la prima sentenza di un caso che da due anni fa discutere, un caso di plagio di materiali pubblicati online che ricorda da vicino decine, forse centinaia di casi analoghi che non hanno, almeno per ora, raggiunto le aule dei tribunali. Il giudice monocratico del Tribunale di Aosta Eugenio Gramola, ha infatti deciso che l'autore di un sito web che a suo giudizio pubblicava plagi, si sia reso colpevole di una grave violazione della legge sul diritto d'autore e lo ha quindi condannato ad un anno di carcere, 5mila euro di multa, 10mila euro di rimborso danni e al pagamento delle spese processuali (2.500 euro).

La condanna, in cui pesa l'aggravante dello scopo di lucro, comprende anche quella che è stata definita dal magistrato confisca e distruzione di due siti web, www.aostafiere.it e www.turismovda.it, perché su quei siti sarebbero avvenute le violazioni commesse da Marco Camilli, che gestisce peraltro anche altri siti web non coinvolti nell'inchiesta. Quei due siti sono da tempo sotto sequestro e dovranno ora "sparire dalla rete".

Le ragioni sono tutte nel fatto che Camilli avrebbe ripetutamente "catturato" dai siti dei denuncianti quantità di materiali pubblicati sugli spazi web da loro gestiti, come www.inalto.com, materiali che gli appassionati dell'alta montagna inviavano al sito per la pubblicazione nei termini della licenza open publication a cui si ispira il sito stesso. E non avrebbe risposto ad una raccomandata di diffida inviata dai gestori del sito.

Quella licenza consente ad altri siti di riprendere i materiali pubblicati ma richiede che ciò avvenga con una serie di modalità, dall'indicazione corretta dell'autore alla segnalazione di eventuali modifiche apportate ai materiali, con il rimando al sito di pubblicazione originale. Tutte procedure che Camilli, secondo il giudice, non avrebbe posto in essere violando così il diritto d'autore della società e dei suoi contributori per finalità di lucro.

Secondo l'inchiesta che ha portato alla condanna, come riportato dal giornale valdostano 12vda.it, "Camilli ha copiato, modificando la grafica, i testi e le foto di diversi articoli presenti su inalto.com, omettendo volontariamente la citazione dell'autore e la fonte". Nel corso delle indagini sarebbero emerse prove della pubblicazione di oltre 230 "opere letterarie e fotografiche" ripubblicate non da uno ma da numerosi siti web "in assenza di autorizzazione degli autori e del titolare dei relativi diritti". Da qui dunque la severa condanna.

Ma Marco Camilli non ci sta. In una nota inviata a Punto Informatico, infatti, il webmaster racconta la propria verità sul caso e si dichiara innocente, contestando anche le modalità stesse del giudizio a cui è stato sottoposto e dell'inchiesta che lo ha preceduto.

A suo dire, la ripubblicazione di quei materiali avveniva in maniera legittima: la pagina della licenza "open publication" secondo Camilli è stata modificata per escludere la ripubblicazione come lui l'aveva intesa e, spiega Camilli, questa cosa è emersa anche durante le indagini. Ma è uno degli elementi che il Giudice non avrebbe considerato rilevante.

Altri punti oscuri dell'inchiesta che porterà alla distruzione dei due siti web secondo Camilli si possono rintracciare nel sequestro di aostafiere.it nel quale "non erano presenti i file elencati nel decreto di sequestro" e in quello di turismovda.it, nel cui decreto di sequestro, secondo Camilli, mancava un qualsiasi accenno alle ragioni del sequestro stesso.

Secondo Camilli tutto questo è culminato nel fatto che il giudice che ha emesso la condanna non avrebbe visionato le prove scaturite dal sequestro: "Perché non ha letto la dichiarazione del "chi siamo " di Inalto che mi autorizzava a pubblicare gli articoli? Perché non ha visto che nelle pagine incriminate non vi era pubblicità? Perché non ha visto che, nonostante non fosse richiesto, su aostafiere.it erano citate le fonti?"

Contro la condanna Camilli ha annunciato il ricorso in appello. Si vedrà.

Fonte: Punto-informatico.it

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