Non ha dubbi Paul Kedrosky,
guru del capital venture intervistato
da Wired in questi giorni: "Il mercato
tecnologico capitombolerà con la recessione.
Molte aziende del settore, come Google, Apple
e Amazon, sono le società che più
dipendono dai consumatori nella storia della
tecnologia. Al contrario delle recessioni
precedenti, la (riduzione della) spesa dei
consumatori è destinata a colpire duramente
queste aziende. Questo è il motivo
per il quale vediamo così tanto nervosismo
attorno a Google e Apple". I numeri per ora
danno ragione a chi parla di rallentamento.
Il Nasdaq Composite, l'indice finanziario
che raccoglie i più importanti titoli
tecnologici, dal 31 ottobre ad oggi ha perso
quasi 20 punti, e il calo del valore ha colpito
non solo il già chiacchierato Yahoo,
ma anche colossi con le spalle molto larghe,
come IBM (giù dell'8 per cento) e Cisco
(giù del 24).
Della situazione Punto Informatico
ha parlato con Luca Ciarrocca,
direttore di Wall
Street Italia, tra i principali siti di
informazione finanziaria in Italia e naturalmente
attento osservatore delle dinamiche internazionali
e nazionali. "Non sono tanto i mercati finanziari
a preoccupare, che vanno considerati uno dei
tanti indicatori di business - spiega a PI
- quanto piuttosto l'andamento effettivo dell'economia
reale".Gli indicatori parlano chiaro: nell'ultimo
trimestre 2007 il PIL statunitense è
salito dello 0,6 per cento, un dato che ricorda
molto più l'Italia che il dinamico
+4,9 per cento segnato nel trimestre precedente.
"I prossimi due trimestri - spiega Ciarrocca
- saranno molto probabilmente negativi. Cio'
comporta un forte rallentamento non solo in
America, ma in tutte le economie mondiali".
Un parziale salvataggio arriva da Cina e India,
un cuscinetto asiatico che
però non basta. "Se non fossero India
e Cina a tirare - continua il direttore di
WSI - saremmo tutti pesantemente nei guai".
E l'Italia? Sebbene si parli di una ondata
negativa "leggermente attenuata",
il Belpaese non sfuggirà: "La conseguenza
principale sarà un calo dei consumi,
anche in Italia. E il settore tecnologico
non ne sarà esente, né a livello
di investimenti in IT delle aziende, né
a livello di consumatori privati. Il livello
di fiducia in Italia risulta già, secondo
i dati di gennaio, ai minimi assoluti degli
ultimi 10 anni". Gli esempi a supporto di
questo quadro del momentaccio non mancano:
"Basta vedere cosa è successo giovedì
31 gennaio a Google, uno dei benchmark in
borsa del settore high-tech. Il titolo GOOG
era in ribasso quasi -10% a Wall Street, dopo
che il motore di ricerca n.1 del mondo ha
riportato risultati trimestrali deludenti,
con profitti e fatturato al di sotto delle
aspettative degli analisti, dopo anni di crescita
boom ininterrotta. A conferma appunto che
il rallentamento economico USA si farà
sentire anche sul web e sull'online shopping".
Meno consumi, fiducia sotto le scarpe, gli
operatori puntano sulla prudenza, in ballo
ci sono i numeri della pubblicità
online. "I numeri di Google - continua
Ciarrocca - dopo quelli molto deludenti del
rivale Yahoo, suggeriscono che l'uso del web
potrebbe rallentare, proprio perché
l'economia americana e mondiale sono in frenata.
Cio' potrebbe ridurre la domanda per la pubblicità
online, maggior componente del fatturato dell'azienda
di Mountain View, in California. Lo stesso
discorso è valido per altri colossi
del settore high tech, come Apple (il cui
titolo ha perso circa -30% dai massimi), Cisco,
etc etc". Anche per l'Italia, conclude Carroccia,
"lo scenario volge al peggio".
Per l'Italia, d'altro canto, i problemi non
si chiamano solo "rallentamento statunitense".
Lo aveva già scritto
anche il presidente di IAB Italia Layla
Pavone sul suo blog tirando le somme
del 2007, un anno che pure ha visto crescere
e non poco la pubblicità online,
essenziale per moltissimi servizi che plasmano
l'esperienza online: "Perché
il mercato della pubblicità online
si imponga con decisione, molto resta da fare
o da rifare in ambiti che sono a monte e a
valle dello sviluppo del nostro Paese, nel
quale la pubblicità riveste un ruolo
importante ma che è indissolubilmente
legata alla crescita delle aziende, che invece
lamentano una stasi come non si era mai vista
negli ultimi 50 anni, alle politiche economiche
di investimento nelle nuove tecnologie". "Siamo
in un Paese - scriveva Pavone - che soffre
di arretratezza, di incapacità di evolversi,
perché ingessato da mille lacci e lacciuoli.
Un Paese dove è difficile vedere vincere
chi ha merito, dove è difficile oggi
pensare che esista una giustizia ed il rispetto
delle regole, dove nonostante ci sia la totale
consapevolezza che qualcosa, anzi gran parte
delle cose non funzionano, non accade nulla
o quasi affinché si cambino".
In tutto questo, naturalmente, si innestano
le grandi
manovre di Microsoft per competere al
meglio con Google, manovre che si fondano
sul complicato momento vissuto da Yahoo, destinato
forse a giocare il ruolo di ago della
bilancia in uno scontro tra titani
che al centro pone prima di tutto, e non è
un caso, la pubblicità online.
Fonte originale: Punto-informatico.it
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