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Cracker, spammer e pirati: l'illegalità non paga
Ondata di sentenze contro autori di worm, botnet e gestori di traffici di software copiato

Roma - Vinton Cerf, uno dei genitori del fondamentale protocollo TCP/IP, lo ha denunciato di recente: il malware di ultima generazione foraggiato dalla nuova criminalità organizzata minaccia seriamente il normale funzionamento della rete. Oberata di spam, attacchi DoS e congestione di traffico artificiosamente generato, Internet è ad un bivio. Un problema talmente sentito, quello dei nuovi malware, che ogni azione di contrasto andata a buon fine fa sempre notizia.

Accade ad esempio in Olanda dove, dopo la recente condanna degli autori del worm Toxbot, usato per carpire informazioni finanziarie e ricattare gli esercenti online, un noto spammer è stato condannato al pagamento di una multa salata per la propria attività spara-immondizia. Opta, società che regolamenta le telecomunicazioni del paese, ha deciso di multare tale Mr X per 75mila euro, a risarcimento della compromissione di circa 700 PC controllati da remoto.

La botnet così realizzata ha permesso al criminale di inviare qualcosa come nove miliardi di messaggi-spazzatura in un periodo di 14 mesi, facendo guadagnare all'autore 40mila euro prima di essere acciuffato nel novembre del 2005. Secondo quanto riferito da Opta, Microsoft ha assistito i suoi funzionari nel corso delle indagini, e il signor X ha cercato di mitigare la pena sostenendo che, al tempo dell'arresto, aveva già dismesso la propria attività di spammer. Non perché fosse pentito, ma semplicemente perché (sic) non stava "guadagnando abbastanza denaro".

Si è conclusa anche la storia dell'autore di Samy, il worm che riuscì ad infettare milioni di profili MySpace nell'ottobre del 2005. Usando codice AJAX, l'allora diciannovenne Samy Kamkar riuscì a bypassare i filtri javascript del portale di Rupert Murdoch e a segnare ognuna delle pagine web compromesse con la stringa di testo "but most of all, Samy is my hero".

Ora il giovane virus writer ha ammesso le proprie colpe, ed è stato condannato a 3 anni di libertà condizionata e al pagamento dei danni a MySpace, oltre che all'allontanamento da Internet per la durata della condizionale. Parrebbe che gli intenti dell'incursore non fossero affatto maliziosi: voleva solo farsi pubblicità e guadagnare considerazione presso il pubblico femminile, nella malintesa idea che "le ragazze vogliono ragazzi che abbiano abilità di hacking dei computer".

Arriva infine dalla California del Sud l'ennesima storia di contraffazione di software originale: dopo otto mesi di investigazioni, le autorità di polizia hanno individuato e arrestato un pirata informatico che aveva messo su una piccola fortuna con le copie illegali di software Microsoft e Adobe. Gad Zamir, di 64 anni, è stato "beccato" dagli agenti con 13mila dollari in contante, 15 computer (usati con l'evidenza del caso per realizzare le copie) e software illecitamente replicato per un valore di 283mila dollari.

Pare che l'attività messa su dall'uomo vertesse sulla vendita di software commerciali sui maggiori siti di aste online: Zamir spacciava copie di Microsoft Server SQL 2000 Enterprise per 7.750 dollari, un bel risparmio considerando il prezzo reale di 25.000 dollari del software appena uscito. Altro pezzo forte era Adobe Photoshop Creative Suite 2, venduto per 280 dollari a fronte dei 500 necessari per una copia originale.

Dal 2000, l'uomo sarebbe riuscito a procurarsi in questo modo 750.000 dollari di guadagno, senza la minima fatica se non quella di masterizzare i dischi. Le denunce di alcuni utenti ad Adobe e Microsoft, dopo essersi accorti di aver ricevuto numeri seriali contraffatti insieme all'acquisto, ha fatto scattare le indagini, e ha infine segnato la conclusione della losca carriera del pirata di software.

Alfonso Maruccia

Fonte: Punto-informatico.it

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