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Copyright, Australia verso la svolta
Vietato cantare in pubblico, o registrarsi mentre lo si fa. Per non parlare di cosa accadrebbe a chi pubblicasse cose su Internet. L'allarme per la nuova legge scuote il paese

Roma - Scenari a tinte fosche vengono dipinti dai sostenitori dei diritti civili in Australia, preoccupati dalla proposta sull'inasprimento delle sanzioni contro la violazione del copyright, che procede spedita verso la trasformazione in legge prevista per la metà di dicembre. Google aveva già lanciato l'allarme giorni fa, denunciando i rischi per i motori di ricerca e quindi per la stessa possibilità per gli utenti di esplorare il web alla ricerca di informazioni e frammenti di conoscenza.

Ora Slashdot segnala la presa di posizione da parte della Internet Industry Association, che in una nota rivolge un accorato appello contro la ratifica della legge, recentemente emendata e resa ancora più severa nelle conseguenze pratiche sulla vita dei cittadini: dopo un'attenta disamina del testo, servendosi di accademici ed esperti legali, la IIA non può far altro che confermare tutta una serie di possibili "scenari terrificanti" generati dall'applicazione della legge.

Peter Coroneos, CEO dell'associazione, dichiara a riguardo: "Una famiglia che decidesse di tenere un picnic di compleanno in un luogo di intrattenimento pubblico (ad esempio all'interno di uno zoo) e cantasse "Buon Compleanno" in maniera che il motivetto potesse essere udito dagli altri avventori, rischierebbe una denuncia di infrazione con una multa di 1320 dollari. Se venisse realizzato un filmino amatoriale del piccolo evento familiare, rischierebbe una ulteriore sanzione pecuniaria per il possesso di un dispositivo utilizzato a scopo di creare una copia non autorizzata di una canzone. E se la clip venisse poi immessa su Internet a disposizione di tutti, i rei rischierebbero una multa aggiuntiva di altri 1320 dollari per distribuzione illegale".

"Alla fine - chiosa Coroneos - una possibile multa cumulativa di 3960 dollari, senza la necessità di avere la consapevolezza di compiere atti impropri. La semplice sequenza di queste azioni sarà sufficiente per determinare la responsabilità giuridica e le contravvenzioni".

Coroneros si chiede quali motivazioni possano esserci per un giro di vite così restrittivo e pericoloso per le libertà personali e i diritti digitali: "Il patto di Free Trade Agreement con gli Stati Uniti non obbliga l'Australia ad andarci giù così duramente, e le leggi americane o quelle europee non contengono misure che si spingano fino a questo punto. Siamo totalmente incapaci di comprendere le reali motivazioni alla base delle nuove norme, chi c'è dietro e perchè ci sia tanta fretta di approvare la legge - con un dibattito pubblico quasi inesistente per giunta".

Degli stessi toni la press release della Australian Digital Alliance, l'associazione promotrice di una legge sul copyright bilanciata tra i diritti dei consumatori e le necessità dell'industria. "Con il Copyright Amendment Bill 2006 (com'è formalmente conosciuta la proposta, ndr) che si sta facendo velocemente strada in Parlamento, gli australiani saranno presto i detentori non-tanto-orgogliosi di un regime di copyright complesso ed inflessibile, antiquato dal momento stesso in cui diverrà legge. Al di là di quelle che sembrano buone intenzioni, il governo ha dato il via ad un pasticcio di modifiche di 200 pagine, senza la duttilità ad esempio possibile grazie alla dottrina del "fair use" su cui fanno affidamento i consumatori e gli innovatori americani".

Non sono insensibili alle pesanti modifiche del copyright la blogosfera e i commentatori australiani: Brian Fitzgerald ha discusso molti aspetti della nuova legge, così come il blog Weatherall's Law, e gli allarmi lanciati dagli esperti sugli effetti reali della nuova normativa sull'attività di Google, che sarebbe "imbavagliato" nella sua attività di searching e di indicizzazione dei link web.

Molti di questi commenti appaiono in contraddizione con quanto dichiarato recentemente dal responsabile dell'Avvocatura generale del paese, Philip Ruddock, che ha sostenuto, secondo quanto riporta The Age, che i nuovi emendamenti alla proposta di legge "renderanno le leggi australiane più eque per i consumatori e più rigide per i pirati del copyright".

Sia come sia, si prevedono tempi duri per il social networking e la condivisione dei contenuti in rete australiani. IFPI è stata molto chiara a riguardo: l'associazione internazionale delle etichette musicali si è impegnata a tutto campo in attività lobbistiche sugli Internet Service Provider e sulla classe politica affinché la lotta alla pirateria divenga endemica, e senza sconti per nessuno.

Alfonso Maruccia

Fonte: Punto-informatico.it

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