San Francisco (USA) - Da alcuni
anni a questa parte l'evoluzione dei processori
per computer ha come sua chiave di volta la
moltiplicazione dei nuclei di calcolo, detti
core, una soluzione che permette ai produttori
di contenere la crescita dei megahertz ed
estendere la vita, ormai al tramonto, dei
chip in silicio. Intel ha aperto una finestra
sul futuro prossimo di questa evoluzione progettando
un prototipo di CPU composto da ben 80 core,
nel complesso capaci di fornire performance
nell'ordine dei TeraFLOPS (TF) (trilione di
calcoli al secondo).
Intel ha annunciato per la prima
volta il suo chippone da 80 core durante il
Developer Forum dello scorso anno, e in questi
giorni ha sfruttato il palco dell'International
Solid State Circuits Conference (ISSCC) per
fornire maggiori dettagli sul progetto.
Il gigante di Santa Clara afferma
che il suo prototipo è il primo chip
programmabile a fornire una potenza di calcolo
superiore ad 1 TF, un livello di performance
sufficiente ad inserire un sistema nella categoria
dei supercomputer. A destare particolare interesse
è il fatto che il chip raggiunga tali
prestazioni consumando appena 62 watt, dunque
meno delle attuali CPU dual-core, e occupando
un'area di 275 millimetri quadrati, inferiore
a quella degli Xeon. Va poi sottolineato come
l'attuale prototipo sia composto da 100 milioni
di transistor, un numero modesto se confrontato
con gli oltre 290 milioni del Core 2 Duo.
Per costruire il proprio processore
multi-core Intel ha utilizzato l'attuale tecnologia
a 65 nanometri, ma le versioni commerciali,
attese sul mercato tra il 2010 e il 2015,
adotteranno circuiti con dimensioni di 32
nm o persino inferiori.
Per sottolineare il progresso
tecnologico rappresentato dal suo nuovo prototipo,
Intel ha ricordato che nel 1996 il primo supercomputer
ad aver raggiunto la potenza di 1 TF, l'ASCI
Red del Sandia National Laboratory (dismesso
lo scorso anno), occupava uno spazio superiore
a 185 metri quadrati, era basato su circa
10mila processori Pentium Pro e consumava
più di 500 kilowatt di elettricità.
"Le prestazioni su scala
tera e la possibilità di trasferire
diversi terabyte di dati ricopriranno un ruolo
di primo piano nei futuri computer con accesso
ubiquitario a Internet, favorendo lo sviluppo
di nuove applicazioni per la didattica e la
collaborazione e la crescita dell'intrattenimento
ad alta definizione su PC, server e palmari",
afferma Intel in un comunicato. "Applicazioni
come l'intelligenza artificiale, le comunicazioni
video istantanee, i videogame fotorealistici,
il data mining multimediale e il riconoscimento
vocale in tempo reale, ad esempio, che una
volta erano ritenute fantascientifiche, potrebbero
diventare realtà della vita quotidiana".
La suddivisione di un processore
in più core di calcolo porta due principali
vantaggi: la possibilità di incrementare
le performance senza incidere troppo sui consumi,
e l'opportunità di eseguire più
operazioni in parallelo in modo estremamente
efficiente.
I processori costituiti da decine
di core saranno inoltre in grado di comportarsi
come una sorta di cluster di server in miniatura,
dove i nodi saranno costituti dai singoli
nuclei di calcolo: saranno capaci, ad esempio,
di distribuire automaticamente il lavoro tra
le diverse unità di calcolo in base
al loro carico, alla loro temperatura (in
modo da far raffreddare le parti troppo calde),
alla loro funzionalità (un core potrebbe
essere guasto) o alla loro specializzazione
(nel caso di core eterogenei, costituiti ad
esempio anche da GPU, DSP, decoder video,
chip per la crittazione ecc.). I concetti
alla base di questa architettura sono ben
illustrati in questa presentazione Flash.
Intel ha voluto sottolineare
come il suo processore a 80 core sia solo
sperimentale, e fornisca oggi un livello di
funzionalità limitato. L'azienda non
prevede di introdurre sul mercato un chip
identico a questo, né è detto
che i suoi discendenti debbano avere per forza
un numero così elevato di core: è
probabile che quella degli 80 core sia una
tappa a cui Intel si avvicinerà in
modo graduale. La ricerca nel campo dei tera-chip
serve però al celebre produttore per
sperimentare le prossime tecnologie multicore,
i tipi di interconnessione tra i core e tra
la CPU e il computer, e il modo in cui il
software dovrà essere progettato per
trarre il massimo vantaggio dalle future architetture
multi-core.
Una delle novità messe
a punto da Intel per il suo giovane prototipo
è il tile design, in cui i core più
piccoli vengono replicati come "mattonelle",
semplificando la progettazione di un chip
con molti core. Per migliorare il controllo
dei consumi, Intel ha suddiviso ogni core
in 21 aree che possono essere attivate o disattivate
in modo indipendente. Inoltre, come già
succede con i processori odierni, ciascun
core può essere messo in stand-by quando
non utilizzato.
Il chip di classe TeraFLOPS
è basato su un'architettura di tipo
network-on-a-chip, che consente ai core di
comunicare tra loro con velocità di
diversi terabit al secondo: questo è
possibile grazie all'integrazione, su ogni
core, di un apposito router a 5 porte dedicato
allo smistamento dei dati. Questo sistema
fa sì che ogni core possa elaborare
i dati in modo indipendente e ritrasmetterli
direttamente ai core adiacenti. Ogni Core
include inoltre due unità per il calcolo
in virgola mobile multiply-accumulator (FPMAC)
indipendenti.
L'arrivo di questa nuova generazione
di processori multicore porterà con
sé anche un diverso sistema di collegamento
con la memoria RAM: quest'ultima sarà
interfacciata direttamente al chip a formare
una sorta di "sandwich" di silicio.
Tale soluzione, secondo Intel, garantirà
una banda passante drasticamente più
elevata di quella odierna.
È importante notare come
il prototipo non utilizzi il tradizionale
insieme di istruzioni x86, bensì l'architettura
VLIW (Very Long Instruction Word): quest'ultima,
già alla base di Itanium, si presta
particolarmente bene a massimizzare il numero
di operazioni eseguite in contemporanea. Il
rovescio della medaglia è dato dalla
necessità di sviluppare compilatori
più complessi, fortemente legati alla
microarchitettura del chip, e dall'incompatibilità
con il vastissimo parco software x86. Quest'ultimo
problema, come si vedrà tra poco, può
tuttavia essere risolto direttamente a livello
hardware.
Al momento non è chiaro
se Intel intenda utilizzare la tecnologia
VLIW anche nelle versioni commerciali del
proprio chip, ma c'è chi afferma che
questa sia una mossa praticamente obbligata
per spremere a fondo le architetture multi-core.
Già nell'agosto del 2005
Nicholas Blachford, noto esperto britannico
di architetture di calcolo, scriveva su The
Inquirer che "Intel può creare
un processore VLIW con un grande numero di
piccoli core a basso consumo e dedicarne uno
o più alla traduzione delle istruzioni
x86 in istruzioni VLIW ISA". Questa soluzione,
per altro simile alla tecnologia Code Morphing
di Transmeta, consentirebbe ad Intel di rendere
le sue future CPU pienamente compatibili con
il codice x86 senza sacrificare le performance.
"Per ridurre l'energia
assorbita è necessario ridurre il numero
di transistor, specialmente quelli che non
forniscono un grande aumento delle performance",
ha spiegato Blachford. "Migrando a VLIW,
Intel può immediatamente tagliare via
gli ingombranti decoder x86". E dal momento
che l'analisi del codice parallelo e la sua
suddivisione in parti viene effettuata dal
compilatore, l'architettura VLIW permette
anche di ridurre o eliminare del tutto le
unità dedicate all'esecuzione delle
istruzioni fuori ordine e alla previsione
dei salti. Tutto ciò sembra trovare
riscontro nel fatto che il prototipo di Intel,
pur se costituito da 80 core, integri "solo"
un centinaio di milioni di transistor.
Presso l'ISSCC Intel ha dimostrato
le potenzialità del proprio "monster"
facendovi girare un'applicazione per la risoluzione
delle equazioni differenziali. Con questo
software la CPU riesce a esprimere la potenza
di 1 TF a 3,16 GHz di clock e di 1,8 TF a
5,7 GHz. Per i dettagli si veda la tabella
qui a lato.
Oltre a quello relativo al proprio
processore TeraFLOPS, nel corso della ISSCC
Intel presenterà altri otto documenti
tecnici, tra cui uno dedicato alla microarchitettura
Core e ad una cache a basso consumo per le
applicazioni mobili.
Fonte: Punto-informatico.it
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