Roma - Schierarsi contro la
pirateria e il peer-to-peer, lamentare l'atteggiamento
scorretto del pubblico non paga: è uno
stigma indelebile per gli artisti, è
un modo di inimicarsi il pubblico, di attirarsi
le ire dei fan. Coinvolto in un video destinato
alla formazione dei giovani consumatori di musica
australiani, un artista locale ritira le proprie
dichiarazioni: accusa l'industria di averlo
ingannato e diffamato, di aver ricontestualizzato
le proprie parole lasciando sottintendere il
proprio appoggio alla lotta al file sharing.
Scoraggiare il file sharing
con un video da distribuire nelle scuole è
una crociata nella quale Lindsay McDougall,
chitarrista della punk band australiana Frenzal
Rhomb, non si sente coinvolto. Compare
in un video
di dieci minuti prodotto
dall'industria della musica australiana e
dal suo braccio armato Music Industry Piracy
Investigations (MIPI),
una clip distribuita nelle scuole per educare
i giovani alla cultura della musica legale,
un video ospitato
anche da Pro-Music, finestra
web dell'industria della musica che raccoglie
le voci degli artisti oppressi dal "comportamento
irresponsabile" di certi netizen.
McDougall racconta della vita dura degli artisti
ma non è disposto a figurare
come testimonial dell'industria:
ritiene che il video, che affronta argomenti
quali la tecnologia nel futuro della musica
e del lavoro degli artisti, sia parte di una
caccia alle streghe alla quale non è
disposto a partecipare. Credeva di dover raccontare
ai ragazzi come sopravvive un artista, ma
non avrebbe dato il proprio contributo se
avesse saputo che le sue parole sarebbero
state affiancate alla voce di coloro che condannano
la pirateria."Non mi
sono mai schierato contro la pirateria e contro
l'illegalità dei download e mai lo
farò" ha
spiegato furente McDougall al Sydney
Morning Herald: "Non lascerò che
il mio nome compaia in un'iniziativa contro
il download e la pirateria". Sono parole a
cui Sabiene Heindl, a capo della campagna,
ha replicato spiegando che la clip non affronta
la questione del consumo legale di musica
se non in
maniera tangenziale: a McDougall non sono
state estorte delle dichiarazioni con l'inganno,
semplicemente ciascuno ha la propria opinione
e qualche artista ha desiderato esprimersi
in materia di file sharing.
McDougall ha anticipato che non sporgerà
alcuna denuncia nonostante le sue parole siano
state snaturate ed inserite in un contesto
che non approva: il musicista ritiene "che
l'opinione che le persone hanno di me sia
ormai cambiata", che ormai la sua immagine
presso il giovane pubblico dei suoi fan sia
stata compromessa da dichiarazioni neutre
collocate in un contesto impopolare.
Nel frattempo la sua testimonianza è
stata rimossa dalla clip promozionale e la
sua offensiva contro il progetto educativo
di MIPI ha
trovato spazio in rete: netizen e consumatori
di musica potranno tornare a credere che McDougall
non aderirà ad alcun "tentativo di
scoraggiare il download illegale finanziato
dalla grande industria". "Certo non sono come
il batterista dei Metallica Lars Ulrich",
ha tenuto a precisare.
Ma anche i Metallica, che in passato si sono
dimostrati attivi
alfieri del business della musica tradizionale
e hanno contribuito in modo decisivo alla
chiusura di Napster, sembrano ora inclini
a rivedere certe strategie. È recente la dichiarazione
della band, che assicura di aver osservato
da vicino le iniziative di Radiohead
e di Nine
Inch Nails e che ha lasciato intendere
di meditare qualcosa di analogo, una volta
sganciati dal contratto con Warner. Ma l'azione
della band contro la pirateria è stata
troppo massiccia, lo stigma indelebile: i
fan non
sembrano disposti a perdonare.
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