Roma - I portali di social broadcasting
cambiano: da meri contenitori di filmini amatoriali
girati senza alcuna pretesa, se non quella
dei famigerati 15 minuti di celebrità,
preconizzati da Andy Warhol e divenuti infine
abito comune del net-cittadino medio, i portali
web diventano occasione di guadagno per giovani
registi improvvisati e talentuosi artisti
delle cam da cellulare: Break.com ha deciso
di aumentare la "paga" corrisposta
per ogni video inserito dagli utenti sul portale,
innalzandola dai precedenti 250 agli attuali
400 dollari.
L'iniziativa non è nuova:
già Revver, autodefinitosi "il
primo network di video virale che paga",
offre da tempo la possibilità di guadagnare
con le proprie video-produzioni partecipando,
attraverso il meccanismo del revenue sharing,
agli utili generati della rèclame contestuale
che ha fatto la fortuna di Google e tanti
altri big della rete. La vera novità
risiede nella somma corrisposta per il semplice
upload del video, oltre che per la sua obiettiva
consistenza.
Si pensi alla possibilità,
per i registi della porta accanto con pochi
mezzi ma con idee creative, di far fruttare
la propria passione e farsi conoscere attraverso
l'imbattibile meccanismo del passa-parola
alla base dei network sociali. O per i più
talentuosi tra questi (come i realizzatori
su YouTube della telenovela-farsa lonelygirl15),
produttori di veri e propri "serial a
web-isodi", di dar corpo alle proprie
idee potendo contare su un ricavo economico
decisamente interessante nel tempo.
Nel circolo della web television
con remunerazione c'è recentemente
finito anche Google/YouTube: in occasione
della pubblicazione della seconda serie dei
Mentos Experiment (i famosi geyser provocati
dall'introduzione di un tubetto di Mentos
in una bottiglia di Coca-Cola da un litro),
il neo-nato colosso dei portali sociali ha
deciso di condividere con i famosi "perfetti
sconosciuti" autori dei video i ricavi
dell'advertising.
E la speranza di Break.com,
come quella degli altri player del settore,
è che la televisione auto-prodotta
divenga finalmente realtà, attirando
a sé parte dei giganteschi investimenti
pubblicitari che annualmente piovono sulle
televisioni tradizionali. Per ora, gli sforzi
sono tutti diretti ad incentivare la produzione
sempre più massiva di contenuti con
cui alimentare le piattaforme di condivisione
dei video.
Ma la qualità? Keith
Richman, CEO di Break.com, ha una teoria tutta
sua sulla questione: più soldi per
i produttori amatoriali significa più
video distribuiti online, e la crescente disponibilità
di tecnologie di registrazione di buona qualità
ad un costo contenuto non può far altro
che far migliorare la qualità globale
dei web-video.
Richman conia per l'occasione
un nuovo termine per classificare la frammentaria
celebrità dei "famosi per 15 click"
(e magari qualcuno in più): le e-lebrity,
le nuove star telematiche a buon mercato,
alla portata di browser e facilmente accessibili
previa digitazione del giusto URL.
Fonte: Punto-informatico.it
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