San Francisco (USA) - Pluck,
l'azienda statunitense proprietaria dell'aggregatore
BlogBurst,
ha siglato un'intesa con alcuni dei più
importanti gruppi editoriali americani per
pubblicare i migliori articoli dei blog più
seguiti direttamente sulle colonne di quotidiani
come il Washington
Post ed il San
Francisco Chronicle.
La convergenza tra media personali
e stampa tradizionale esce finalmente dal
reame della sola teoria: "Entro la fine
dell'anno", dice l'AD di Pluck, Dave
Panos, "assisteremo a centinaia di quotidiani
che utilizzeranno i contenuti messi a disposizione
dal nostro aggregatore di blog". Già
si parla di blog outsourcing, inteso come
un nuovo modello di business per l'intera
industria editoriale.
Invece di ingaggiare intere
redazioni, i quotidiani potranno acquistare
contenuti specialistici direttamente dal network
di BlogBurst e pubblicarli sia su carta, sia
su Internet. Un comitato d'esperti formato
da specialisti selezionerà di volta
in volta gli articoli più interessanti
dalle pagine dei membri di BlogBurst, così
da garantirne un alto livello di qualità.
Solo i contenuti selezionati
verranno offerti da BlogBurst e comprenderanno
un ventaglio di possibilità variegato
e variopinto: dalla cronaca tecnologica fino
alla critica cinematografica, dall'analisi
dei mercati fino alle indiscrezioni politiche.
BlogBurst attualmente sta cercando collaboratori
per trattare alcuni temi "caldi",
tra i quali spiccano viaggi, cibo, intrattenimento
ed argomenti femminili. Gli unici requisiti?
Informalità e puntualità, oltre
all'obbligo della lingua inglese.
Nessuno può dire con
certezza se Pluck riuscirà ad innescare
una piccola rivoluzione nel panorama dell'informazione,
ma il parere di alcuni esperti è inequivocabile:
"La linea di confine tra i media tradizionali
e quelli telematici di nuova generazione sta
lentamente scomparendo", dice Jeff
Jarvis, un critico televisivo intervistato
dai cronisti di Reuters.
Sarà vero? Resta da capire
come (ma soprattutto quanto) questo modello
possa essere proficuo. Non tanto per i grandi
editori, che avranno a disposizione contenuti
sempre freschi e spesso accattivanti, quanto
per i singoli autori. Solitamente, in editoria
così come in informatica, la parola
outsourcing significa maggiori guadagni per
l'azienda che investe, ma difficilmente per
chi produce.
Tommaso Lombardi
Fonte: Punto-informatico.it
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