Roma - Qualche giorno fa Umberto
Eco ha pronunciato a Milano una frase che
ripete da anni. Questa:
Attenti a internet, attenzione all'enciclopedia
virtuale. In guardia dall'enorme massa di
informazioni non filtrate, inattendibili,
imprecise che viaggiano nel www. Naturalmente
io uso internet, che mi ha cambiato la vita,
ma il più delle volte quello che ci
trovo mi serve solo da richiama memoria. Poi
devo verificare su un libro.
Si tratta di un punto di vista
da tenere in considerazione, non foss'altro
per il nome che porta il suo autore, ma si
tratta anche, contemporaneamente, di una questione,
quella nota del cosiddetto "information
overload", la cui centralità è
andata fortemente riducendosi negli ultimi
anni, in gran parte per via della nascita
delle cosiddette reti sociali.
Poi, contenuta nella affermazione
di Eco, c'è questa cosa, fastidiosa,
del procurato allarme. Internet in Italia
scatena da anni, anche nelle menti migliori
(ma soprattutto in quelle superficiali e disinformate),
istinti di protezione e tutela che andrebbero
ulteriormente indagati. Il fatto che Eco nel
caso in questione non faccia eccezione tutto
sommato un po' dispiace.
Detto questo, proprio per questo
vizio ideale che ci riguarda un po' tutti,
qualche giorno fa, parlando con mia moglie,
osservavo che fra gli effetti nefasti che
l'uso continuativo di Internet ha avuto su
di me, c'è stato quello di ridurre
il tempo dedicato alla lettura su carta. Libri,
riviste e quotidiani negli ultimi anni, da
quando la mia presenza in rete è stata
quasi continua, forse non si sono troppo ridotti
come quantità (una sorta di coperta
di Linus la mia) ma il tempo che mi capita
di dedicargli si è invece in qualche
misura ridotto.
Procurato allarme: Internet
riduce il tempo dedicato alla lettura? Mi
è così venuta voglia di interpellare
al riguardo i lettori del mio blog (che è
un blog certamente particolare, frequentato
in larga misura da utenti pesanti della rete)
e le loro numerose risposte mi hanno sorpreso
e confortato. Lungi dal volerne fare un campione
statistico, cosa pensano i lettori del mio
blog riguardo ai rapporti fra lettura e utilizzo
della rete Internet?
Prima di continuare cito un'altra
frase tratta dalla dissertazione apocalittica
di Umbero Eco di qualche giorno fa perchè
mi aiuta a spiegare ciò che sto per
dire:
Ma se schiaccio un tasto del computer su un
argomento, trovo subito almeno 10 mila libri:
e lo studente non potrà mai leggerli:
uno studente non potrà mai leggere
10 mila titoli. Averne tanti è non
averne nessuno.
Quali sono secondo i lettori
del mio blog le più frequenti conseguenze
sul consumo mediatico legate ad un utilizzo
intenso della rete internet? Alcune di queste
sono prevedibili: per esempio, quasi tutti
affermano di aver ridotto significativamente
il consumo di programmi televisivi. Molti
affermano che anche la lettura dei quotidiani
e (soprattutto) dei settimanali è uscita
con le ossa rotte dal confronto con la rete
Internet. Ma il dato più confortante
e per me inatteso di questa minuscola consultazione
è che "dopo" internet, o
da quando c'è Internet, la maggioranza
delle persone afferma di leggere un numero
superiore di libri rispetto a prima.
Le ragioni di questo benefico
effetto moltiplicatore, se confermato in indagini
più serie di quella casalinga da me
tentata, potrebbero essere materia di studio
per Umberto Eco. Nel frattempo, interpellati
al riguardo, i lettori del mio blog raccontano
quello che un po' tutti intuiamo, vale a dire
che la rete consente di focalizzare argomenti
e stimoli che non sarebbe possibile trovare
in altro modo, che aggiunge meccanismi di
scelta efficaci e capaci di farci risparmiare
tempo e che consente scelte estremamente personali.
"Attenti a Internet",
quindi? "Attenzione all'enciclopedia
virtuale?". Parrebbe tutto il contrario.
Reti sociali (anche le semplici recensioni
dei lettori su IBS sono "rete sociale")
che fanno da setaccio nel grande oceano informativo
della rete, dove i singoli bit non sono più,
come una volta, abbandonati a sé stessi
ed in attesa di un interpretatore più
o meno preparato. Oggi la questione fondamentale,
ignota ai più, è questa constatazione
di un nuovo collegamento fra le persone. Sono
questi legami a filtrare il contenuto della
rete, ad allontanare il rumore e avvicinare
a portata di voce l'ultimo libro che interessa
proprio noi e nessun altro (o l'ultimo film
o l'ultima serie televisiva ecc).
Forse non è ancora per
tutti. Forse curiosità e passione continuano
ad essere necessari, ma certamente contenuti
e Internet vivono ambienti compatibili e talvolta
virtuosamente influenzati uno dall'altro.
Più in generale la fruizione in genere
appare qualitativamente correlata all'utilizzo
della rete Internet: le persone si parlano,
scambiano pareri ed opinioni, si consigliano
su cosa leggere cosa guardare e cosa ascoltare.
Di fronte a questo nuovo "valore"
ogni allarme più o meno circostanziato,
più o meno autorevole, più o
meno sensato, consiglia sempre più
le persone ad una unica presa di posizione.
Quella di chi dice: "Forse ne vale la
pena, ignoro Umberto Eco e corro il rischio".
Massimo
Mantellini
Manteblog
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