Roma - Mentre scriviamo ha già
ottenuto più di 48mila download un
add on per Firefox, il celebre browser open
source, che si propone di consentire "via
browser" lo sharing di file e altri elementi
tra amici e conoscenti con una modalità
protetta, "invisibile", dovuta all'utilizzo
di sistemi di cifratura.
Si tratta di AllPeers, applicazione
testata per cinque mesi e da pochi giorni
disponibile sul sito ufficiale delle estensioni
per Firefox.
Di che si tratta lo dice la
home page del sito: "File sharing reso
semplice", per condividere con gruppi
di utenti a propria discrezione file di ogni
genere, pagine web, documenti, foto e via
dicendo. Non solo ciò che risiede sul
proprio computer ma anche tutto ciò
in cui ci si imbatte navigando in Internet.
Il tutto in semplicità:
attivando AllPeers, l'add on apre una sidebar
all'interno della quale si possono inserire
i contatti desiderati, organizzati in gruppi.
A quel punto è sufficiente decidere
quali dei file del proprio sistema sono da
condividere con i diversi gruppi. A ciascuno
di loro viene così garantito un accesso
piuttosto semplice grazie ad un sistema di
icone idiot-proof. L'add on è disponibile
per Windows, OS X e Linux.
File sharing di massa?
Sebbene gli sviluppatori dichiarino con fermezza
che il programma "non è pensato
per condividere grandi quantità di
file con sconosciuti", essendo invece
indirizzato alla creazione di "ambienti
privati" di condivisione, è assai
concreta la possibilità che il software
venga utilizzato da popolosi gruppi di file
sharer interessati a scambiare anche file
protetti da diritto d'autore, o almeno così
la vedono i molti che stanno commentando la
nuova release.
Proprio i creatori di AllPeers
in una intervista spiegano che "quando
si condivide, i metadati di tutti i file vengono
inviati all'interlocutore, così che
possa immediatamente visionare thumbnail,
dimensione dei file e via dicendo, senza dover
cercare nulla. Questo è un approccio
inadatto per condividere, per dire, mp3 con
molte persone". Viene anche messo l'accento
che i termini di utilizzo del servizio vietano
la condivisione di materiale protetto.
Per mettere in campo una efficiente
infrastruttura di sharing, AllPeers utilizza
il protocollo BitTorrent per condividere il
download di file, eliminando così la
necessità di un server centrale e accelerando
il download all'aumentare del numero di coloro
che scaricano. Inoltre, come accennato, si
tratta di un ambiente "sicuro":
tutte le informazioni condivise "viaggiano"
infatti sotto SSL e sono dunque cifrate. L'idea
di chi applaude al nuovo software, dunque,
è che trattandosi di scambi privati
tra amici e conoscenti, perdipiù cifrati,
questi possano sfuggire alla lunga mano delle
major, da anni impegnate nello scovare i condivisori
di file protetti.
Sul sito ufficiale del nuovo
applicativo è stato pubblicato anche
un tour che dimostra la facilità con
cui un utente abilitato può di fatto
scorrere nel dettaglio le cartelle condivise
dai suoi contatti, visualizzare e scaricare
quanto desiderato. Ciò che caratterizza
AllPeers è evidentemente, prima di
ogni altra cosa, proprio la semplicità
d'uso, adatta anche ad un pubblico non esperto.
Questo lo differenzia, evidentemente, da altri
applicativi di sharing, che talvolta richiedono
una qualche consapevolezza del mezzo sia per
porre in condivisione solo ciò che
si desidera sia per scaricare efficacemente.
Difficile dire se avrà successo, di
certo AllPeers, e basta dare un'occhiata su
Google per rendersene conto, già da
prima del suo lancio ha raccolto enorme interesse.
Funzionalità... invisibili...
Eppure, nononstante l'hype che circonda l'add
on, molte sono le perplessità espresse
da alcuni esperti, come quelli di Slyck. Prima
tra tutte il fatto che fino a questo momento
il codice di AllPeers non sia stato reso pubblico,
cosa singolare per un add on pensato per il
celebre browser open source ma soprattutto
per le precedenti dichiarazioni degli sviluppatori.
Sul piano tecnico, Slyck avverte
che chi installa AllPeers e non si registra
immediatamente al servizio, che richiede anche
un'email valida, rischia di non riuscire ad
usare il browser, trovandosi di continuo finestre
di AllPeers che chiedono la registrazione.
Non solo, la presenza della toolbar di AllPeers
e della sidebar riducono non di poco la dimensione
della finestra di browsing.
Soprattutto, AllPeers dichiara
che il sistema consente il solo download di
un file da parte dell'utente abilitato. Cosa
non vera, sostiene Slyck: quando si scarica
un file da un sito e lo si passa ad un contatto,
di fatto il contatto che passa il file lo
carica sulla macchina del proprio interlocutore.
Il problema è che il processo non è
dichiarato esplicitamente (pur potendosi trattare,
ad esempio, di un upload illegale).
L'intero articolo di Slyck,
insolitamente aspro verso un nuovo applicativo
di sharing, è disponibile a
questo indirizzo.
Fonte: Punto-informatico.it
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