Roma - Come era prevedibile,
si sta sollevando una bufera intorno ad un
possibile rinvio del termine previsto dal
pacchetto Bersani per l'abolizione dei costi
di ricarica. Gli operatori, infatti, potrebbero
beneficiare di una moratoria.
Il decreto legge che vieta "l'applicazione
di costi fissi e di contributi per la ricarica
di carte prepagate (...) nonché la
previsione di termini temporali massimi di
utilizzo del traffico acquistato" stabilisce:
"Gli operatori adeguano la propria offerta
commerciale alle predette disposizioni entro
il termine di trenta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto".
Nulla vieterebbe, quindi, un adeguamento da
parte degli operatori anche prima di tale
termine, ma ciò che conta è
la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale,
che è avvenuta il giorno 1 febbraio:
ne consegue che i 30 giorni scadono il 3 marzo
ed è pertanto entro tale data che le
offerte di ogni compagnia telefonica dovrebbero
essere libere da costi di ricarica e scadenze
di validità delle SIM.
Il condizionale è diventato
d'obbligo in seguito alle voci che circolano
da alcuni giorni: si parla di uno slittamento
della scadenza, che potrebbe essere di 15
giorni, ma anche - come riferisce La Stampa
- addirittura di quattro mesi, una variazione
che implica l'adozione di un emendamento alla
norma a cui starebbero lavorando alcuni esponenti
della maggioranza. La variazione sarebbe motivata
da difficoltà tecniche, evidenziate
dagli operatori, nell'adeguamento dell'offerta
e tra i motivi addotti dalle compagnie c'è
la possibile presenza nella rete commerciale
di carte prepagate tarate col vecchio meccanismo.
Contro un rinvio si esprime
Adusbef, che sull'eventualità dello
slittamento delle scadenze afferma "Sarebbe
un vero e proprio misfatto". "Le
compagnie telefoniche devono adeguarsi al
Decreto Bersani e devono farlo subito - afferma
il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - nessun
rinvio deve essere loro concesso, poiché
anche una sola settimana di slittamento comporterebbe
un ingente danno economico agli utenti, per
anni sottoposti a questo odioso balzello.
In caso di rinvio - conclude Rienzi - gli
unici a rimetterci sarebbero i consumatori,
a tutto vantaggio dei già ricchi gestori
telefonici". Anche Beppe Grillo interviene
sulla faccenda del rinvio in un post dove
si parla di "ministri in ostaggio"
e si vorrebbe sapere chi li tiene in ostaggio
("Chi regala un semestre bianco alle
compagnie telefoniche spostando i tempi dell'abolizione
dei costi di ricarica?").
Sulle stesse corde l'onorevole
Raiti (Italia dei Valori): "È
inammissibile - dichiara - che si debba pensare
prima agli operatori del settore e in secondo
ordine ai cittadini. Anche solo l'idea è
paradossale: che difficoltà tecniche
siano causa di un rinvio. Sarebbe un grave
errore posticipare l'entrata in vigore della
misura che, all'interno del decreto Bersani,
prevede l'abolizione dei costi di ricarica
dei telefoni cellulari. I tempi sono più
che maturi per eliminare un orpello medievale
qual è l'assurda tassa in discussione,
che danneggia tutti i cittadini, penalizzando
ancora di più quelli con credito medio-basso.
Credo si debba fare in modo che gli operatori
adeguino i meccanismi al più presto
- considera il deputato - Le loro difficoltà
tecniche non possono essere messe davanti
alle esigenze di chi ha già pagato
fin troppo per un'anomalia tutta italiana".
L'on. Raiti pronuncia le stesse
parole che Andrea D'Ambra aveva utilizzato
lo scorso anno nel lancio della petizione
contro i costi di ricarica. D'Ambra, oggi
presidente dell'associazione Generazione Attiva
commenta così le voci sulla possibilità
di un emendamento: "L'eventuale rinvio
dell'abolizione dei costi di ricarica sarebbe
un abuso non tollerabile, gli operatori di
telefonia mobile stanno oltrepassando il limite
della decenza. Speriamo restino solo voci,
se così non fosse saremo pronti ad
usare ogni mezzo legale per far si che questo
gioco sporco finisca. L'abolizione dei costi
di ricarica - considera D'Ambra - è
entrata nel pacchetto sulle liberalizzazioni
per pura strumentalizzazione. Se avessero
lasciato intervenire l'Agcom, a quest'ora
l'obiettivo sarebbe raggiunto".
Il presidente dell'Authority
Corrado Calabrò, a fine gennaio, aveva
infatti dichiarato di aver avviato un procedimento
che sarebbe dovuto sfociare in un provvedimento
regolatorio entro metà febbraio. La
soluzione era preferita da molti, in quanto
il decreto legge - che ha il vantaggio dell'efficacia
immediata - ha un intrinseco carattere di
provvisorietà, dal momento che ha una
validità limitata nel tempo e la sua
mancata conversione in legge entro 60 giorni
dalla sua promulgazione lo fa decadere automaticamente,
insieme agli effetti prodotti dalla sua entrata
in vigore.
Restano per il momento avvolti
nel mistero i nomi dei parlamentari che nella
commissione attività produttive della
Camera si sarebbero detti disposti ad un rinvio.
In ogni caso, il termine per la presentazione
delle proposte di modifica cade alle ore 12
di domani, martedì. Il mistero, per
allora, potrebbe essere svelato.
Dario Bonacina
Fonte: Punto-informatico.it
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